venerdì 12 settembre 2014

I manichini

L’intercity entra nella stazione di Milano Centrale alle otto e cinquanta. Scendo dal treno, e mi trovo in mezzo ai manichini. Una miriade di manichini affolla la banchina; in qualunque direzione diriga lo sguardo, non vedo altro che manichini, a perdita d’occhio. I manichini sono calvi, dai lineamenti asessuati. Indossano abiti maschili o femminili, perlopiù giacca e cravatta o tailleur. Sono immobili; ciascuno è sistemato in una posizione particolare, è disposto in una particolare postura che ricalca un gesto, che allude a un’intenzione, a un movimento. Lembi di plastica color rosa carico spuntano dai vestiti, offrendosi ai miei occhi come mani, facce, nuche assemblate in serie. Le superfici visibili sono perfettamente lisce, glabre, dure. Fatico a muovermi in mezzo alla moltitudine dei manichini. Mi sento assediato, in trappola. Il respiro diventa affannoso. Comincio a farmi largo sbracciando, sgomitando; nell’urto, alcuni manichini barcollano paurosamente ma rimangono in piedi, pochi si inclinano e cadono al suolo. Scendo le scale mobili, percorro l’atrio della stazione, anch’esso intasato dai manichini. Il sudore mi cola sulla faccia. A stento riesco a raggiungere la scalinata di accesso alla metropolitana. I manichini sono del tutto indifferenti ai miei sforzi; sembrano privi di qualsiasi sentore della mia esistenza…

Nostalgia del futuro

Se almeno una volta nelle vita, scriveva, anche le tue ossa, come le mie, hanno tremato dinanzi a quella combinazione di rammarico e attesa, di disfatta e rivincita, di anelito e struggimento, a cui non so dare altro nome che "nostalgia del futuro", allora, e soltanto allora, possiamo a ragione dirci simili.

giovedì 11 settembre 2014

Anafora del giorno dopo

Comunque sfocati, comunque insonni, comunque a tentoni, comunque lontani, comunque di fretta, comunque soli, comunque troppo presto, o troppo tardi.

mercoledì 10 settembre 2014

Sotto assedio

Costantemente siamo tenuti sotto assedio dagli effetti delle nostre scelte, soprattutto quelle sbagliate. Di continuo siamo minacciati e infine assaliti dalle conseguenze delle nostre decisioni inopportune, conseguenze di cui conosciamo soltanto approssimazioni, e che quindi ci colgono sempre alle spalle, ferendoci inesorabilmente.

martedì 9 settembre 2014

L'arte dell'esagerazione

Se esercitata con la disciplina e la ferocia necessarie, l'arte dell'esagerazione è la sola capace di tramutare il tragico in grottesco, il grottesco in comico, il comico in sopportabile.

sabato 6 settembre 2014

Confessione

Dovrei renderlo più distaccato, dovrei nascondere la mia figura. Dovrei considerare le responsabilità della caratterizzazione, dovrei romanzare il tutto, rivestirlo di ironia, confondere le acque, infilarci dentro aneddoti altrui come se fossero miei, renderlo politicamente corretto, frivolo quanto basta, dovrei fare in modo che l'artificio crei una superficie elegante, dovrei disporre gli eventi in ordine; dovrei aspettare e scriverne più in là; dovrei scriverne a mente fredda, quando il desiderio si è placato, non dovrei appesantire la scrittura di frammenti, di ferite aperte, di fallimenti, di passioni incontrollate; non dovrei dover pensare l'impensabile, non dovrei dover soffrire, dovrei rivolgermi qui a te direttamente (è assurdo, ma è così che mi manchi), dovrei rendere prevedibile e inoffensivo il nostro viaggio in questo paesaggio terreno, dovrei scrivere una confessione migliore di questa, non dovrei dire che hai i tuoi demoni, come li ho io.

mercoledì 3 settembre 2014

Insonnia (II)

L'emorragia veniva dal quadrante e intanto
fissavi la pastiglia sul comodino e chiedevi
imploravi di buttarla dal balcone e vederla cadere
centrare la pozzanghera come il bicchiere d'acqua a metà.
Bastava staccarsi dalla propria immagine, entrare nel completo
farsi sordi al vaniloquio del verme della notte
ma non c'era verso, il mattino aveva le ore bendate.

Pensi al disco bianco, al sapore gessato accostato alla lingua...
sporgi il busto dal davanzale, lo pieghi in avanti
preghi che l'asfalto non ti entri dalle mani.

lunedì 1 settembre 2014

Bernhardiana. Dialogo incompiuto



Le citazioni sono tratte da opere di Thomas Bernhard (Heerlen, 9 febbraio 1931 – Gmunden, 12 febbraio 1989). Con esse l'estensore tenta di dialogare (in grassetto), ma a ben vedere il dialogo fallisce, spezzandosi in due monologhi.

"Teniamo in serbo le nostre domande perché noi stessi ne abbiamo paura, poi ad un tratto è troppo tardi per porle. Vogliamo lasciare in pace l'interrogato, non vogliamo ferirlo profondamente perché vogliamo lasciare in pace noi stessi e non ferirci profondamente. Rimandiamo le domande decisive e facciamo senza posa domande ridicole, inutili e meschine, e quando facciamo le domande decisive è ormai troppo tardi."

Col tempo ci abituiamo a ricacciare per così dire dentro di noi i nostri pensieri più grandi. Per sopravvivere, dobbiamo chiudere ermeticamente l'accesso ai nostri pensieri più alti e decisivi e rendere pubblici solo i nostri pensieri più bassi, che con quelli nascosti hanno poco, di solito proprio nulla in comune, perché se dichiarassimo apertamente i nostri pensieri più grandi saremmo spacciati.

“I grandi pensatori li abbiamo ingabbiati nelle nostre librerie, da dove essi, condannati al ridicolo per sempre, ci guardano con gli occhi sbarrati, così diceva, pensai. Notte e giorno io sento il lamento dei grandi pensatori che sono stati rinchiusi nelle nostre librerie, quei ridicoli grandi spiriti ormai ridotti come mummie sotto vetro, così diceva, pensai. E’ tutta gente che ha violato la natura, diceva, è per questo che vengono puniti e da noi ficcati per sempre nelle nostre librerie.
Le nostre biblioteche sono in un certo senso istituti di pena dove noi abbiamo rinchiuso i nostri grandi spiriti, naturalmente Kant in una cella singola e così Nietzsche, Schopenhauer, Pascal, Voltaire, Montaigne, i grandissimi nelle celle singole e gli altri nei cameroni, ma tutti per sempre e in eterno, mio caro, per tutti i tempi e all’infinito, la verità è questa. E guai se uno di questi uomini che hanno commesso un delitto capitale si dà alla fuga e scappa, subito viene per così dire impacchettato e reso ridicolo, la verità è questa. L’umanità è in grado di difendersi da questi cosiddetti grandi spiriti, così diceva, pensai. Dovunque si presenti lo spirito, subito viene impacchettato e ingabbiato…”

La maggior parte degli uomini a un certo punto viene prelevata di peso, rinchiusa e sigillata in gabbie mentali, chi nell'adolescenza, chi in gioventù, chi in età matura, e alla lunga finisce con l'affezionarsi profondamente ad esse, tanto da rifiutarsi di evadere anche se le viene indicata, in modo inequivocabile, la via di scampo.

“Cerchiamo dappertutto l’infanzia e dappertutto non troviamo altro che il famoso vuoto assoluto. Devi rassegnarti. In generale, quando ti volti, non vedi ormai altro che il vuoto assoluto, pensai, non solo per quanto riguarda l’infanzia, qualsiasi cosa, quando è passata, non è ormai altro che vuoto assoluto, mi dissi. Per questo è un bene se non ti volti più indietro, non devi più voltarti indietro, se non altro per salvaguardare te stesso, devi saperlo, pensai ora. Se ti volti indietro verso il passato, guardi soltanto dentro il vuoto assoluto, pensai, se guardi allo ieri, non è già nulla più che il vuoto assoluto, pensai, anche se guardi indietro all’attimo appena trascorso, non guardi ormai in null’altro che nel vuoto assoluto.”

Pochi sono disposti ad accettare questa verità semplice e terribile, che per l'uomo è impossibile sottrarsi alla scelta, neppure quando in apparenza non sceglie ma si lascia trasportare dall'inerzia.
Siamo condannati a scegliere. Di continuo, in ogni singolo istante, apriamo e chiudiamo porte di futuri possibili, e niente può mai tornare indietro.