Ho imballato i pensieri migliori,
li ho sigillati in buste trasparenti
come reperti del mio corpo.
Li ho spediti nella plastica a bolle,
ma il pacco è andato smarrito
in un punto imprecisato
tra Torino e Milano.
Chiamo il call center.
Attendo in linea.
Dall'altro capo, la voce registrata.
Poi più niente,
soltanto io,
che rimango in ascolto
del vuoto ronzio d'ape.
"L'esistenza umana somiglia a una rappresentazione teatrale che, cominciata da attori vivi, sarebbe terminata da automi che indossano gli stessi costumi." (A. Schopenhauer) L'inerzia non rinuncia a celebrare i propri trionfi. Rimane per i sopravvissuti la possibilità di un'isola, dove leggere telegrammi inviati dall'aldilà.
sabato 27 settembre 2014
giovedì 25 settembre 2014
L'evasione
Esiste nella maggior parte di noi la tendenza radicata ad evadere, giorno dopo giorno, dal mattino alla sera, dalle domande decisive. Senza tregua cerchiamo il modo di eluderle, recitando di volta in volta il ruolo di qualcosa o qualcuno. I libri di evasione, i film di evasione, le fotografie di evasione, la musica di evasione, gli spettacoli teatrali di evasione, le mostre di evasione, tutte queste molteplici forme di intrattenimento, assecondano e rafforzano tale tendenza.
Al contrario, l'arte va sempre contro questa propensione, è sempre ostile ad essa, e per questa ragione è temuta, e in genere avversata, dalla maggior parte di noi. Nel richiamarci e risvegliarci alla realtà, l'arte ci riporta ogni volta indietro, sempre e di nuovo ci afferra e ci trascina per i piedi, per così dire, dentro la cella da cui siamo evasi, lasciandoci alla fine soli nella penombra, chiusi nella prigione degli interrogativi fondamentali.
Al contrario, l'arte va sempre contro questa propensione, è sempre ostile ad essa, e per questa ragione è temuta, e in genere avversata, dalla maggior parte di noi. Nel richiamarci e risvegliarci alla realtà, l'arte ci riporta ogni volta indietro, sempre e di nuovo ci afferra e ci trascina per i piedi, per così dire, dentro la cella da cui siamo evasi, lasciandoci alla fine soli nella penombra, chiusi nella prigione degli interrogativi fondamentali.
mercoledì 24 settembre 2014
Guardarsi dentro
Dai buchi degli occhi entra la luce.
Le mie pupille sono spioncini di vetro
da cui guardo nella mia mente,
stando fuori di me,
gli echi deformati delle cose.
Le mie pupille sono spioncini di vetro
da cui guardo nella mia mente,
stando fuori di me,
gli echi deformati delle cose.
martedì 23 settembre 2014
L'ultima ora
Sempre e di continuo ci troviamo gettati in questa distretta, la percezione, inconfessabile anche a noi stessi, che ogni cosa è giunta all'ultima ora.
lunedì 22 settembre 2014
L'uomo nella libreria
L’uomo era accanto a me, nella libreria. Allampanato, ben vestito, capelli neri e lisci divisi dal bianco della scriminatura. Aveva una grossa busta gialla sotto un braccio e un libro tra le mani, sembrava che l’avesse raccolto a casaccio dalla pila. L’uomo si guardò attorno, sbirciò sopra la mia testa e ai lati delle mie orecchie; oltre le mie spalle, il commesso era indaffarato ad ammucchiare libri dentro un carrello della spesa. L’uomo tirò fuori una biro dalla tasca interna della giacca e scarabocchiò in fretta qualcosa all’interno del libro aperto. Richiuse il libro, lo posò sullo scaffale, e rificcò rapidamente la biro in tasca.
Quando si accorse di me, ebbe un sussulto, mi scrutò con due piccoli occhi arrossati e acquosi, come volesse e non volesse piangere. Balbettò qualcosa: “Dovevo farlo… oggi… ho avuto una giornata… sa… una di quelle giornate terrificanti… mi dispiace…”. Con la mano libera strinse forte il bordo della busta. Stava tremando. Vidi l’etichetta incollata vicino alla chiusura del plico: Azienda Sanitaria Ospedaliera ASL 1. E sotto la dicitura: Referto Esame Istologico.
Non sapevo come comportarmi. Divenni invisibile. Poi cercai il suo volto, ma lui era già uscito dal negozio. Presi il libro e cominciai a sfogliarlo. Sembrava intatto, ma nello spazio vuoto sull’ultima pagina, subito sotto il paragrafo conclusivo, l’uomo aveva scritto qualcosa. Poche parole incise sulla carta. C’era scritto, IO VOGLIO VIVERE.
Quando si accorse di me, ebbe un sussulto, mi scrutò con due piccoli occhi arrossati e acquosi, come volesse e non volesse piangere. Balbettò qualcosa: “Dovevo farlo… oggi… ho avuto una giornata… sa… una di quelle giornate terrificanti… mi dispiace…”. Con la mano libera strinse forte il bordo della busta. Stava tremando. Vidi l’etichetta incollata vicino alla chiusura del plico: Azienda Sanitaria Ospedaliera ASL 1. E sotto la dicitura: Referto Esame Istologico.
Non sapevo come comportarmi. Divenni invisibile. Poi cercai il suo volto, ma lui era già uscito dal negozio. Presi il libro e cominciai a sfogliarlo. Sembrava intatto, ma nello spazio vuoto sull’ultima pagina, subito sotto il paragrafo conclusivo, l’uomo aveva scritto qualcosa. Poche parole incise sulla carta. C’era scritto, IO VOGLIO VIVERE.
mercoledì 17 settembre 2014
La realtà oggettiva
La tanto agognata realtà oggettiva la puoi trovare soltanto nell'arte, se riesci a sviscerarla. Trovi Gould ad esempio, e hai trovato la realtà oggettiva. Oppure trovi Bergman, e hai trovato la realtà oggettiva. Faulkner ancora, ed ecco la realtà oggettiva. Nella scienza invece niente di niente, dell'agognata realtà oggettiva neppure l'ombra, anche se ti metti d'impegno, anche se ti sforzi di digerire intere tonnellate di scienza, non approderai mai a nulla che non sia irreale e soggettivo.
Contro se stessi
Se
vogliamo portare a compimento il pensiero che più conta, quello da cui
tutto nella nostra vita dipende, sempre e comunque dobbiamo rimuovere
l’ostacolo che siamo diventati per noi stessi, sempre e comunque
dobbiamo rivoltarci per così dire contro noi stessi.
Robert's Breath
Robert Wyatt: how one does not commit suicide after falling from the window on the fourth floor and realizing that he will never walk again.
While at the hospital, he started to write one of the most personal and intimate album ever, "Rock Bottom", realizing that he would never walk again let alone rock drumming (though he would continue to play drums and percussion in more of a "jazz" fashion, without the use of his feet).
The lyrics to Alifib seem to be about his time in hospital, lying in bed, with his wife Alfreda Benge (nickname Alife, hence Alifib) by the side of him.
Fuelled by the motivation of the new musical freedom he had just found under his inconvenient paraplegic condition, and additionally inspired by the dramatic circumstances that outlined his past life as he knew it, the rhythm background of the song is traced not by drums, but by the syncopated breathing of a man in a coma supported by machines.
"His private persona erupted on Rock Bottom (1974), one of rock music's supreme masterpieces, a veritable transfiguration of both rock and jazz. Its pieces straddle the unlikely border between an intense religious hymn and a childish nursery rhyme. Along that imaginary line, Wyatt carved a deep trench of emotional outpouring, where happiness, sorrow, faith and resignation found a metaphysical unity. The astounding originality of that masterpiece, and its well-crafted flow of consciousness, were never matched by Wyatt's later releases." -Piero Scaruffi
Alifib - lyrics
Not nit not nit no not
Nit nit folly bololey
Alifi my larder
Alifi my larder
I can't forsake you or
Forsqueak you
Alifi my larder
Alifi my larder
Confiscate or make you
Late you you
Alifi my larder Alifi my larder
Not nit not nit no not
Nit nit folly bololy
Burlybunch, the water mole
Hellyplop and fingerhole
Not a wossit bundy, see ?
For jangle and bojangle
Trip trip
Pip pippy pippy pip pip landerim
Alifi my larder
Alifi my larder
While at the hospital, he started to write one of the most personal and intimate album ever, "Rock Bottom", realizing that he would never walk again let alone rock drumming (though he would continue to play drums and percussion in more of a "jazz" fashion, without the use of his feet).
The lyrics to Alifib seem to be about his time in hospital, lying in bed, with his wife Alfreda Benge (nickname Alife, hence Alifib) by the side of him.
Fuelled by the motivation of the new musical freedom he had just found under his inconvenient paraplegic condition, and additionally inspired by the dramatic circumstances that outlined his past life as he knew it, the rhythm background of the song is traced not by drums, but by the syncopated breathing of a man in a coma supported by machines.
"His private persona erupted on Rock Bottom (1974), one of rock music's supreme masterpieces, a veritable transfiguration of both rock and jazz. Its pieces straddle the unlikely border between an intense religious hymn and a childish nursery rhyme. Along that imaginary line, Wyatt carved a deep trench of emotional outpouring, where happiness, sorrow, faith and resignation found a metaphysical unity. The astounding originality of that masterpiece, and its well-crafted flow of consciousness, were never matched by Wyatt's later releases." -Piero Scaruffi
Alifib - lyrics
Not nit not nit no not
Nit nit folly bololey
Alifi my larder
Alifi my larder
I can't forsake you or
Forsqueak you
Alifi my larder
Alifi my larder
Confiscate or make you
Late you you
Alifi my larder Alifi my larder
Not nit not nit no not
Nit nit folly bololy
Burlybunch, the water mole
Hellyplop and fingerhole
Not a wossit bundy, see ?
For jangle and bojangle
Trip trip
Pip pippy pippy pip pip landerim
Alifi my larder
Alifi my larder
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