"L'esistenza umana somiglia a una rappresentazione teatrale che, cominciata da attori vivi, sarebbe terminata da automi che indossano gli stessi costumi." (A. Schopenhauer) L'inerzia non rinuncia a celebrare i propri trionfi. Rimane per i sopravvissuti la possibilità di un'isola, dove leggere telegrammi inviati dall'aldilà.
martedì 23 settembre 2014
L'ultima ora
Sempre e di continuo ci troviamo gettati in questa distretta, la percezione, inconfessabile anche a noi stessi, che ogni cosa è giunta all'ultima ora.
lunedì 22 settembre 2014
L'uomo nella libreria
L’uomo era accanto a me, nella libreria. Allampanato, ben vestito, capelli neri e lisci divisi dal bianco della scriminatura. Aveva una grossa busta gialla sotto un braccio e un libro tra le mani, sembrava che l’avesse raccolto a casaccio dalla pila. L’uomo si guardò attorno, sbirciò sopra la mia testa e ai lati delle mie orecchie; oltre le mie spalle, il commesso era indaffarato ad ammucchiare libri dentro un carrello della spesa. L’uomo tirò fuori una biro dalla tasca interna della giacca e scarabocchiò in fretta qualcosa all’interno del libro aperto. Richiuse il libro, lo posò sullo scaffale, e rificcò rapidamente la biro in tasca.
Quando si accorse di me, ebbe un sussulto, mi scrutò con due piccoli occhi arrossati e acquosi, come volesse e non volesse piangere. Balbettò qualcosa: “Dovevo farlo… oggi… ho avuto una giornata… sa… una di quelle giornate terrificanti… mi dispiace…”. Con la mano libera strinse forte il bordo della busta. Stava tremando. Vidi l’etichetta incollata vicino alla chiusura del plico: Azienda Sanitaria Ospedaliera ASL 1. E sotto la dicitura: Referto Esame Istologico.
Non sapevo come comportarmi. Divenni invisibile. Poi cercai il suo volto, ma lui era già uscito dal negozio. Presi il libro e cominciai a sfogliarlo. Sembrava intatto, ma nello spazio vuoto sull’ultima pagina, subito sotto il paragrafo conclusivo, l’uomo aveva scritto qualcosa. Poche parole incise sulla carta. C’era scritto, IO VOGLIO VIVERE.
Quando si accorse di me, ebbe un sussulto, mi scrutò con due piccoli occhi arrossati e acquosi, come volesse e non volesse piangere. Balbettò qualcosa: “Dovevo farlo… oggi… ho avuto una giornata… sa… una di quelle giornate terrificanti… mi dispiace…”. Con la mano libera strinse forte il bordo della busta. Stava tremando. Vidi l’etichetta incollata vicino alla chiusura del plico: Azienda Sanitaria Ospedaliera ASL 1. E sotto la dicitura: Referto Esame Istologico.
Non sapevo come comportarmi. Divenni invisibile. Poi cercai il suo volto, ma lui era già uscito dal negozio. Presi il libro e cominciai a sfogliarlo. Sembrava intatto, ma nello spazio vuoto sull’ultima pagina, subito sotto il paragrafo conclusivo, l’uomo aveva scritto qualcosa. Poche parole incise sulla carta. C’era scritto, IO VOGLIO VIVERE.
mercoledì 17 settembre 2014
La realtà oggettiva
La tanto agognata realtà oggettiva la puoi trovare soltanto nell'arte, se riesci a sviscerarla. Trovi Gould ad esempio, e hai trovato la realtà oggettiva. Oppure trovi Bergman, e hai trovato la realtà oggettiva. Faulkner ancora, ed ecco la realtà oggettiva. Nella scienza invece niente di niente, dell'agognata realtà oggettiva neppure l'ombra, anche se ti metti d'impegno, anche se ti sforzi di digerire intere tonnellate di scienza, non approderai mai a nulla che non sia irreale e soggettivo.
Contro se stessi
Se
vogliamo portare a compimento il pensiero che più conta, quello da cui
tutto nella nostra vita dipende, sempre e comunque dobbiamo rimuovere
l’ostacolo che siamo diventati per noi stessi, sempre e comunque
dobbiamo rivoltarci per così dire contro noi stessi.
Robert's Breath
Robert Wyatt: how one does not commit suicide after falling from the window on the fourth floor and realizing that he will never walk again.
While at the hospital, he started to write one of the most personal and intimate album ever, "Rock Bottom", realizing that he would never walk again let alone rock drumming (though he would continue to play drums and percussion in more of a "jazz" fashion, without the use of his feet).
The lyrics to Alifib seem to be about his time in hospital, lying in bed, with his wife Alfreda Benge (nickname Alife, hence Alifib) by the side of him.
Fuelled by the motivation of the new musical freedom he had just found under his inconvenient paraplegic condition, and additionally inspired by the dramatic circumstances that outlined his past life as he knew it, the rhythm background of the song is traced not by drums, but by the syncopated breathing of a man in a coma supported by machines.
"His private persona erupted on Rock Bottom (1974), one of rock music's supreme masterpieces, a veritable transfiguration of both rock and jazz. Its pieces straddle the unlikely border between an intense religious hymn and a childish nursery rhyme. Along that imaginary line, Wyatt carved a deep trench of emotional outpouring, where happiness, sorrow, faith and resignation found a metaphysical unity. The astounding originality of that masterpiece, and its well-crafted flow of consciousness, were never matched by Wyatt's later releases." -Piero Scaruffi
Alifib - lyrics
Not nit not nit no not
Nit nit folly bololey
Alifi my larder
Alifi my larder
I can't forsake you or
Forsqueak you
Alifi my larder
Alifi my larder
Confiscate or make you
Late you you
Alifi my larder Alifi my larder
Not nit not nit no not
Nit nit folly bololy
Burlybunch, the water mole
Hellyplop and fingerhole
Not a wossit bundy, see ?
For jangle and bojangle
Trip trip
Pip pippy pippy pip pip landerim
Alifi my larder
Alifi my larder
While at the hospital, he started to write one of the most personal and intimate album ever, "Rock Bottom", realizing that he would never walk again let alone rock drumming (though he would continue to play drums and percussion in more of a "jazz" fashion, without the use of his feet).
The lyrics to Alifib seem to be about his time in hospital, lying in bed, with his wife Alfreda Benge (nickname Alife, hence Alifib) by the side of him.
Fuelled by the motivation of the new musical freedom he had just found under his inconvenient paraplegic condition, and additionally inspired by the dramatic circumstances that outlined his past life as he knew it, the rhythm background of the song is traced not by drums, but by the syncopated breathing of a man in a coma supported by machines.
"His private persona erupted on Rock Bottom (1974), one of rock music's supreme masterpieces, a veritable transfiguration of both rock and jazz. Its pieces straddle the unlikely border between an intense religious hymn and a childish nursery rhyme. Along that imaginary line, Wyatt carved a deep trench of emotional outpouring, where happiness, sorrow, faith and resignation found a metaphysical unity. The astounding originality of that masterpiece, and its well-crafted flow of consciousness, were never matched by Wyatt's later releases." -Piero Scaruffi
Alifib - lyrics
Not nit not nit no not
Nit nit folly bololey
Alifi my larder
Alifi my larder
I can't forsake you or
Forsqueak you
Alifi my larder
Alifi my larder
Confiscate or make you
Late you you
Alifi my larder Alifi my larder
Not nit not nit no not
Nit nit folly bololy
Burlybunch, the water mole
Hellyplop and fingerhole
Not a wossit bundy, see ?
For jangle and bojangle
Trip trip
Pip pippy pippy pip pip landerim
Alifi my larder
Alifi my larder
martedì 16 settembre 2014
Rappresentazione
Aveva
allestito il suo diario Facebook come un'interminabile passerella, pensava, e
sulla pedana costringeva ogni giorno a sfilare, obbligata in
ingombranti e talvolta ridicoli costumi di scena, la lenta processione
delle proprie parziali opinioni e decisioni inopportune.
sabato 13 settembre 2014
Solitudine
Aveva intuito nettamente che la donna era sola. La conosceva a malapena, come lei stessa aveva puntualizzato, ma qui non si trattava di seguire le regole della razionalità euclidea, e anche se c'era il rischio concreto che tutto quanto non fosse altro che una patetica proiezione della sua mente, questa, lui scriveva, era la materia di cui era fatta la sua solitudine...
La solitudine era portatrice di guai. La solitudine era lei che dipendeva dalla caffeina, lei che aveva sonni disturbati senza sogni, lei che saltava da un libro all'altro senza finirne nessuno. Era come una cattedrale bombardata. Come assistere, non senza un sottile piacere, alla demolizione di un edificio abbandonato. Strane nuove abitudini, strani nuovi interessi, il sistema nervoso allo scoperto, dove tutti lo potevano vedere, invece che dentro, dove dovrebbe stare. La solitudine era mangiare quanto basta per non svenire durante il giorno. Era monitorare continuamente i contatti sullo smartphone. Era buttarsi in imprese velleitarie, inseguire fantasmi. Ruminazioni senza fine. Domande galleggianti. Congiure architettate contro di lei, forse solo nella sua mente. Paure allo stato solido. Fughe.
Questa è la materia di cui era fatta la sua solitudine.
Era diventata un'altra persona, e ora era pronta.
La solitudine era portatrice di guai. La solitudine era lei che dipendeva dalla caffeina, lei che aveva sonni disturbati senza sogni, lei che saltava da un libro all'altro senza finirne nessuno. Era come una cattedrale bombardata. Come assistere, non senza un sottile piacere, alla demolizione di un edificio abbandonato. Strane nuove abitudini, strani nuovi interessi, il sistema nervoso allo scoperto, dove tutti lo potevano vedere, invece che dentro, dove dovrebbe stare. La solitudine era mangiare quanto basta per non svenire durante il giorno. Era monitorare continuamente i contatti sullo smartphone. Era buttarsi in imprese velleitarie, inseguire fantasmi. Ruminazioni senza fine. Domande galleggianti. Congiure architettate contro di lei, forse solo nella sua mente. Paure allo stato solido. Fughe.
Questa è la materia di cui era fatta la sua solitudine.
Era diventata un'altra persona, e ora era pronta.
Breve lezione di scrittura
Di tanto in tanto - mi disse - devi fare ritorno a Miles Davis. Lui non spreca mai neppure una nota, ascoltale con attenzione, e per qualche minuto non pensare a nient'altro. Fece una pausa. Riesci a sentire? - riprese. Ogni nota è lì dove deve stare, esatta e inevitabile. Tu devi fare lo stesso - mi disse -, ma devi farlo con le parole.
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