"L'esistenza umana somiglia a una rappresentazione teatrale che, cominciata da attori vivi, sarebbe terminata da automi che indossano gli stessi costumi." (A. Schopenhauer) L'inerzia non rinuncia a celebrare i propri trionfi. Rimane per i sopravvissuti la possibilità di un'isola, dove leggere telegrammi inviati dall'aldilà.
domenica 31 agosto 2014
Insonnia (I)
Le lancette erano cadute. Giusto il tempo
di chiedere una cosa così facile
come dormire. Anche gli atomi parlavano,
anche il lenzuolo di garza diceva:
“Il bisogno non tiene uniti.”
I nervi correvano sui muri.
Chiuso dentro giri di compasso supplicavo:
“Vattene, domani che sempre ritorna.”
giovedì 13 febbraio 2014
Fuori fuoco
C'è questa sequenza formidabile nel film "Harry a pezzi" di Woody Allen, nella quale Robin Williams, che interpreta l'attore "Mel", scopre di essere "fuori fuoco". In realtà i primi a scoprirlo sono gli altri, i membri della troupe, durante le riprese su un set cinematografico. Increduli, dapprima attribuiscono il "difetto" alla macchina da presa, alle lenti dell'obiettivo, finché, compresa la "insolita" verità, invitano l'attore a prendersi un po' di riposo...
Ma una volta a casa, dinanzi allo stupore della moglie e dei figli ("hai un'aria strana, sei sbiadito, appannato"), le cose per Robin Willams non migliorano. Anzi, il mattino dopo, al risveglio, l'attore è ancora più sfocato del giorno prima.
Qual è la causa del "disturbo"? Stress da lavoro, depressione, angoscia esistenziale? Non è dato saperlo. Il medico che dovrebbe "risolvere il problema", dopo averlo visitato non azzarda una diagnosi. Piuttosto, conclude, "lei non ha proprio niente, solo che è fuori fuoco". Non c'è tempo da perdere: l'importante, dopo tutto, è che gli altri, a cominciare dai suoi familiari, tornino a vederlo "normale", anche perché da un simile fenomeno, senza precedenti, è pressoché impossibile distogliere lo sguardo, ma al tempo stesso, come lamenta la moglie dell'attore, alla lunga "fa venire il mal di mare".
Ecco dunque la "correzione": Robin Williams rimarrà, per quanto ne sappiamo, fuori fuoco, ma gli altri non se accorgeranno, e finiranno con il dimenticarsene, purché prendano la precauzione di indossare, in sua presenza, appositi occhiali.
L'essere fuori fuoco mette a nudo, esasperandola, la verità personale, esistenziale di Robin Williams, ovvero del suo alter ego "Mel": la star di Hollywood che non sopporta più di essere al centro dell'attenzione, di avere i riflettori puntati addosso, perché sa che la prossimità con il suo pubblico che così si viene a creare è soltanto un'illusione, che vorrebbe tirarsi fuori dal giuoco; ma che, essendo con tutta probabilità inchiodato al suo stesso "carisma hoolywoodiano", alla "parte" extra-scenica che si è lasciato cucire addosso troppo a lungo, finisce soltanto per uscire dal fuoco, continuando suo malgrado ad attirare l'attenzione, non più tuttavia come star del cinema bensì come parodia, caricatura di se stesso, proprio perché obbliga lo sguardo a posarsi là dove, a causa del fastidio che ne deriva, non vorrebbe guardare.
E' probabile che l'attore non tornerà più quello di prima - indietro, è risaputo, non torna mai niente - ma ciò che conta è che torni ad essere socialmente accettabile, nella dimensione pubblica (lavoro) e privata (famiglia), l'importante è che l'interrogativo che la sua sfocatezza pone agli altri venga ricacciato dentro, nascosto e infine dimenticato, che gli altri vengano protetti, messi al sicuro dalla "stortura che è diventato", con il semplice accorgimento di un paio di occhiali per "vedere meglio", ovvero non vedere ciò che, non apparendo "normale", disturba (espediente a cui tutti si adegueranno volentieri, tranne - e non è un caso - i figli bambini, gli unici ad opporre qualche resistenza).
E' così. Ci saranno sempre, per gli individui fuori fuoco che, ogni giorno più numerosi, calpestano frettolosi l'asfalto, in cerca di qualcosa, di un riparo dalla tempesta, che disperdono come sabbia messaggi nelle catacombe di Facebook, che smarriscono la loro voce inascoltata nella miriade di voci inascoltate; ci saranno sempre, per costoro, forgiati dalla solitudine, insonni, terrorizzati dal futuro, occhiali da far indossare a chi li circonda, in modo che la loro "stortura" passi inosservata.
Harry a pezzi - Fuori fuoco
(min. 3:00)
Ma una volta a casa, dinanzi allo stupore della moglie e dei figli ("hai un'aria strana, sei sbiadito, appannato"), le cose per Robin Willams non migliorano. Anzi, il mattino dopo, al risveglio, l'attore è ancora più sfocato del giorno prima.
Qual è la causa del "disturbo"? Stress da lavoro, depressione, angoscia esistenziale? Non è dato saperlo. Il medico che dovrebbe "risolvere il problema", dopo averlo visitato non azzarda una diagnosi. Piuttosto, conclude, "lei non ha proprio niente, solo che è fuori fuoco". Non c'è tempo da perdere: l'importante, dopo tutto, è che gli altri, a cominciare dai suoi familiari, tornino a vederlo "normale", anche perché da un simile fenomeno, senza precedenti, è pressoché impossibile distogliere lo sguardo, ma al tempo stesso, come lamenta la moglie dell'attore, alla lunga "fa venire il mal di mare".
Ecco dunque la "correzione": Robin Williams rimarrà, per quanto ne sappiamo, fuori fuoco, ma gli altri non se accorgeranno, e finiranno con il dimenticarsene, purché prendano la precauzione di indossare, in sua presenza, appositi occhiali.
L'essere fuori fuoco mette a nudo, esasperandola, la verità personale, esistenziale di Robin Williams, ovvero del suo alter ego "Mel": la star di Hollywood che non sopporta più di essere al centro dell'attenzione, di avere i riflettori puntati addosso, perché sa che la prossimità con il suo pubblico che così si viene a creare è soltanto un'illusione, che vorrebbe tirarsi fuori dal giuoco; ma che, essendo con tutta probabilità inchiodato al suo stesso "carisma hoolywoodiano", alla "parte" extra-scenica che si è lasciato cucire addosso troppo a lungo, finisce soltanto per uscire dal fuoco, continuando suo malgrado ad attirare l'attenzione, non più tuttavia come star del cinema bensì come parodia, caricatura di se stesso, proprio perché obbliga lo sguardo a posarsi là dove, a causa del fastidio che ne deriva, non vorrebbe guardare.
E' probabile che l'attore non tornerà più quello di prima - indietro, è risaputo, non torna mai niente - ma ciò che conta è che torni ad essere socialmente accettabile, nella dimensione pubblica (lavoro) e privata (famiglia), l'importante è che l'interrogativo che la sua sfocatezza pone agli altri venga ricacciato dentro, nascosto e infine dimenticato, che gli altri vengano protetti, messi al sicuro dalla "stortura che è diventato", con il semplice accorgimento di un paio di occhiali per "vedere meglio", ovvero non vedere ciò che, non apparendo "normale", disturba (espediente a cui tutti si adegueranno volentieri, tranne - e non è un caso - i figli bambini, gli unici ad opporre qualche resistenza).
E' così. Ci saranno sempre, per gli individui fuori fuoco che, ogni giorno più numerosi, calpestano frettolosi l'asfalto, in cerca di qualcosa, di un riparo dalla tempesta, che disperdono come sabbia messaggi nelle catacombe di Facebook, che smarriscono la loro voce inascoltata nella miriade di voci inascoltate; ci saranno sempre, per costoro, forgiati dalla solitudine, insonni, terrorizzati dal futuro, occhiali da far indossare a chi li circonda, in modo che la loro "stortura" passi inosservata.
Harry a pezzi - Fuori fuoco
(min. 3:00)
Caccia al colpevole
STORIELLA EDIFICANTE (a beneficio di vittimisti e ricercatori impenitenti del capro espiatorio):
TIZIO, per fare i propri interessi, tende un trappolone a CAIO, avvalendosi dell'aiuto fondamentale di SEMPRONIO, che CAIO ha scelto come suo rappresentante, ricevendone in cambio molteplici favori.
CAIO non si preoccupa delle avvisaglie, si disinteressa completamente, anzi continua imperterrito a delegare SEMPRONIO, basta che SEMPRONIO continui a omaggiarlo di favori.
Così, CAIO finisce nel trappolone teso da TIZIO, spintoci dentro proprio da SEMPRONIO, e quando se ne avvede ormai è troppo tardi: i favori concessi da SEMPRONIO via via diminuiscono, finché addirittura CAIO viene privato di tutti i suoi beni, che finiscono nelle tasche di TIZIO (una parte anche in quelle di SEMPRONIO, ovviamente).
INDOVINELLO:
orbene, in questa parabola, in tutta onestà, chi è veramente "IL COLPEVOLE"?
Segue esegesi (una sola annotazione: in realtà, nel cortocircuito, tertium datur, ovvero la "spremitura", graduale e progressiva, finché rimane qualcosa da spremere, delle "categorie non privilegiate", la massa indifferenziata degli "ex-risparmiatori" non intruppati in assetti neo-corporativi).
Declino e non governo
"Sino a quando in Italia le risorse non erano troppo scarse la funzione richiesta ai governi dai loro gruppi elettorali di riferimento (corporazioni e altri gruppi d’interesse) era quella di erogare più rendite a una platea più ampia. Ora che il declino economico accentuato del paese ha reso questo non più possibile, la richiesta si riduce alla difesa strenua delle fette di torta specifiche, indipendentemente dal fatto che la somma delle fette storicamente garantite superi di gran lunga la grandezza della torta annualmente prodotta. Il criterio generale che presidia il tutto sembra essere infatti “la fetta come variabile indipendente”. Esso ha avuto nel tempo diverse declinazioni: dallo storico “il salario come variabile dipendente” dell’epoca dell’autunno caldo (ma di fatto anche prima) al più recente “il profitto come variabile indipendente”, non dichiarato ma ampiamente praticato dalle grandi (si fa per dire) imprese colluse con lo Stato che a fronte di ogni rischio di riduzione di redditività hanno tranquillamente gettato lavoratori nel cestino dei rifiuti del welfare pubblico (con i governi ben disposti a porgerlo), sino all’ultimissimo ‘il gettito come variabile indipendente (dagli imponibili)’ di fatto perseguito da un fisco famelico, terrorizzato dalla constatazione che non basta più, per effetto della caduta degli imponibili, aumentare le aliquote per togliere soldi ai cittadini ma è ormai divenuto anche necessario fissare imponibili immaginari.
Allo stato attuale delle cose, le numerose fette privilegiate di torta storicamente concesse non possono essere compresse dal governo, pena la revoca del consenso, ma non possono neppure essere salvaguardate se non lasciando che tutte le conseguenze del declino ricadano sulle categorie non privilegiate. Con questi vincoli i governi non possono governare perché dovrebbero tagliare le fette privilegiate rimuovendo le rendite e segando il ramo del consenso su cui sono già debolmente seduti. Non possono però neanche non governare per non suscitare la protesta (o rivolta) dei più deboli. L’unica soluzione resta pertanto quella di non governare facendo però finta di farlo. La quadratura del cerchio è il gattopardismo o, meglio ancora, l’ammuina, l’arte (erroneamente attribuita alla marineria borbonica) di far finta di darsi un gran daffare per coprire l’inattività più totale.
Il problema n. 1 del paese, in sintesi, è il fatto che il non governo provoca o accelera il declino il quale a sua volta determina impossibilità di governare, generando un circolo vizioso dal quale non si riesce a vedere via d’uscita. Il declino del paese è infatti accentuato, e in ogni caso non impedito, dall’incapacità di governare ed è ora pervenuto ad un punto dal quale non può più ritornare indietro per effetto delle sole scelte dei soggetti privati e delle loro aggregazioni sociali. Necessita invece di una robusta ed efficace azione di governo che tuttavia non c’è e molto probabilmente non può neppure esserci poiché il terreno perduto rende i governi ostaggio dei veti alle riforme che le categorie sinora protette, e che più avrebbero da ridare alle altre e dunque da perdere, sono in grado di porre.
Fare le riforme economiche necessarie richiede purtroppo di intaccare le rendite esistenti quando i loro percettori sono in grado di determinare, o almeno impedire la decisione sociale. Se si vuole accrescere il benessere sociale e si parte da assetti monopolistici occorre evidentemente smantellare i monopoli. E come si può fare se chi decide è, nella peggiore delle ipotesi, il rappresentante politico dei monopolisti e, nella migliore, ostaggio dai loro veti?
Se è chiara la diagnosi è chiara anche la terapia. Il paese non ha che da fare due cose: (1) darsi da fare per produrre una torta più grande; (2) ridurre le fette eccessive (e la garanzia delle fette ‘come variabile indipendente dalla torta’). La prima cosa si chiama efficienza economica, la seconda si chiama equità. Lo farà? Temo di no, non essendovi una coscienza nazionale, un minimo comun denominatore di valori sociali condivisi.
Se non pensiamo che la nave su cui siamo a bordo sia un po’ anche nostra saremo disinteressati al suo affondamento sinché saremo certi (senza fondamento razionale) di avere comunque una scialuppa garantita."
TIZIO, per fare i propri interessi, tende un trappolone a CAIO, avvalendosi dell'aiuto fondamentale di SEMPRONIO, che CAIO ha scelto come suo rappresentante, ricevendone in cambio molteplici favori.
CAIO non si preoccupa delle avvisaglie, si disinteressa completamente, anzi continua imperterrito a delegare SEMPRONIO, basta che SEMPRONIO continui a omaggiarlo di favori.
Così, CAIO finisce nel trappolone teso da TIZIO, spintoci dentro proprio da SEMPRONIO, e quando se ne avvede ormai è troppo tardi: i favori concessi da SEMPRONIO via via diminuiscono, finché addirittura CAIO viene privato di tutti i suoi beni, che finiscono nelle tasche di TIZIO (una parte anche in quelle di SEMPRONIO, ovviamente).
INDOVINELLO:
orbene, in questa parabola, in tutta onestà, chi è veramente "IL COLPEVOLE"?
Segue esegesi (una sola annotazione: in realtà, nel cortocircuito, tertium datur, ovvero la "spremitura", graduale e progressiva, finché rimane qualcosa da spremere, delle "categorie non privilegiate", la massa indifferenziata degli "ex-risparmiatori" non intruppati in assetti neo-corporativi).
Declino e non governo
"Sino a quando in Italia le risorse non erano troppo scarse la funzione richiesta ai governi dai loro gruppi elettorali di riferimento (corporazioni e altri gruppi d’interesse) era quella di erogare più rendite a una platea più ampia. Ora che il declino economico accentuato del paese ha reso questo non più possibile, la richiesta si riduce alla difesa strenua delle fette di torta specifiche, indipendentemente dal fatto che la somma delle fette storicamente garantite superi di gran lunga la grandezza della torta annualmente prodotta. Il criterio generale che presidia il tutto sembra essere infatti “la fetta come variabile indipendente”. Esso ha avuto nel tempo diverse declinazioni: dallo storico “il salario come variabile dipendente” dell’epoca dell’autunno caldo (ma di fatto anche prima) al più recente “il profitto come variabile indipendente”, non dichiarato ma ampiamente praticato dalle grandi (si fa per dire) imprese colluse con lo Stato che a fronte di ogni rischio di riduzione di redditività hanno tranquillamente gettato lavoratori nel cestino dei rifiuti del welfare pubblico (con i governi ben disposti a porgerlo), sino all’ultimissimo ‘il gettito come variabile indipendente (dagli imponibili)’ di fatto perseguito da un fisco famelico, terrorizzato dalla constatazione che non basta più, per effetto della caduta degli imponibili, aumentare le aliquote per togliere soldi ai cittadini ma è ormai divenuto anche necessario fissare imponibili immaginari.
Allo stato attuale delle cose, le numerose fette privilegiate di torta storicamente concesse non possono essere compresse dal governo, pena la revoca del consenso, ma non possono neppure essere salvaguardate se non lasciando che tutte le conseguenze del declino ricadano sulle categorie non privilegiate. Con questi vincoli i governi non possono governare perché dovrebbero tagliare le fette privilegiate rimuovendo le rendite e segando il ramo del consenso su cui sono già debolmente seduti. Non possono però neanche non governare per non suscitare la protesta (o rivolta) dei più deboli. L’unica soluzione resta pertanto quella di non governare facendo però finta di farlo. La quadratura del cerchio è il gattopardismo o, meglio ancora, l’ammuina, l’arte (erroneamente attribuita alla marineria borbonica) di far finta di darsi un gran daffare per coprire l’inattività più totale.
Il problema n. 1 del paese, in sintesi, è il fatto che il non governo provoca o accelera il declino il quale a sua volta determina impossibilità di governare, generando un circolo vizioso dal quale non si riesce a vedere via d’uscita. Il declino del paese è infatti accentuato, e in ogni caso non impedito, dall’incapacità di governare ed è ora pervenuto ad un punto dal quale non può più ritornare indietro per effetto delle sole scelte dei soggetti privati e delle loro aggregazioni sociali. Necessita invece di una robusta ed efficace azione di governo che tuttavia non c’è e molto probabilmente non può neppure esserci poiché il terreno perduto rende i governi ostaggio dei veti alle riforme che le categorie sinora protette, e che più avrebbero da ridare alle altre e dunque da perdere, sono in grado di porre.
Fare le riforme economiche necessarie richiede purtroppo di intaccare le rendite esistenti quando i loro percettori sono in grado di determinare, o almeno impedire la decisione sociale. Se si vuole accrescere il benessere sociale e si parte da assetti monopolistici occorre evidentemente smantellare i monopoli. E come si può fare se chi decide è, nella peggiore delle ipotesi, il rappresentante politico dei monopolisti e, nella migliore, ostaggio dai loro veti?
Se è chiara la diagnosi è chiara anche la terapia. Il paese non ha che da fare due cose: (1) darsi da fare per produrre una torta più grande; (2) ridurre le fette eccessive (e la garanzia delle fette ‘come variabile indipendente dalla torta’). La prima cosa si chiama efficienza economica, la seconda si chiama equità. Lo farà? Temo di no, non essendovi una coscienza nazionale, un minimo comun denominatore di valori sociali condivisi.
Se non pensiamo che la nave su cui siamo a bordo sia un po’ anche nostra saremo disinteressati al suo affondamento sinché saremo certi (senza fondamento razionale) di avere comunque una scialuppa garantita."
venerdì 13 settembre 2013
Minimalia - 2
Selezione di appunti, frammenti,
visioni liberamente tratte dalla pagina
Facebook del blog
(23 luglio 2013 – 12 settembre
2013)
Recupero della sovranità monetaria
e revisione strutturale del sistema della spesa pubblica: SIMUL
STABUNT, SIMUL CADENT.
Chi afferma "ricominciamo a
stampare le lire, poi faremo le altre cose: dimezzamento della
pressione fiscale, semplificazione degli oneri burocratici,
ripristino dei controlli preventivi di legittimità sugli atti
pubblici, investimenti statali per favorire la ripresa strutturale e
non per creare lavoro buro-indotto, etc." non sostiene forse una
posizione CAPOVOLTA, ma specularmente MOLTO SIMILE, a quella di chi
raccontò "cominciamo dall'unione monetaria, poi faremo le altre
cose: l'unione fiscale, politica, etc."?
Entrambe le posizioni assegnano a una specifica moneta POTERI TAUMATURGICI.
Entrambe le posizioni assegnano a una specifica moneta POTERI TAUMATURGICI.
Il DEMENZIALE ABUSO dell'imposizione
fiscale diretta e indiretta, il DEMENZIALE ABUSO dell'indebitamento
privato, il DEMENZIALE ABUSO di posizione dominante nella gestione
dei servizi essenziali in mano a Oligopoli o Monopoli: tutti questi
fattori concorrono a generare INFLAZIONE.
Suddetta INFLAZIONE, con buona pace di Monti & Co., è perfettamente, e dolorosamente, COMPATIBILE con la DEFLAZIONE SALARIALE, ossia l'abbassamento dei livelli retributivi (per l'esattezza, in quelle vaste aree del mondo del lavoro dove non sono, o non sono più, PROTETTI).
Suddetta INFLAZIONE, con buona pace di Monti & Co., è perfettamente, e dolorosamente, COMPATIBILE con la DEFLAZIONE SALARIALE, ossia l'abbassamento dei livelli retributivi (per l'esattezza, in quelle vaste aree del mondo del lavoro dove non sono, o non sono più, PROTETTI).
Con 8.500.000 voti, il 25% alle
politiche, in Parlamento M5S conta poco o nulla.
Già, però anche il Parlamento nel suo insieme conta poco o nulla, dato che è da parecchie legislature che le leggi le fa il Governo (su delega o per decretazione d'urgenza).
Già, però anche il Governo, nella cornice attuale dell'Eurozona, conta poco o nulla, se per "contare" si intende qualcosa di più e di diverso dall'aumentare imposte o travasarle da un contenitore all'altro.
Già, però anche il Parlamento nel suo insieme conta poco o nulla, dato che è da parecchie legislature che le leggi le fa il Governo (su delega o per decretazione d'urgenza).
Già, però anche il Governo, nella cornice attuale dell'Eurozona, conta poco o nulla, se per "contare" si intende qualcosa di più e di diverso dall'aumentare imposte o travasarle da un contenitore all'altro.
A che cosa ci dobbiamo aggrappare,
oggi?
All'onestà intellettuale, al disprezzo per la demagogia, alla fatica del concetto, al pragmatismo.
Sono queste, oggi, le posizioni davvero RIVOLUZIONARIE.
All'onestà intellettuale, al disprezzo per la demagogia, alla fatica del concetto, al pragmatismo.
Sono queste, oggi, le posizioni davvero RIVOLUZIONARIE.
La classe politica e dirigente che per
malafede (e in parte, forse, anche per ignoranza) ha "svenduto"
il tessuto produttivo sano del Paese all' "eurosistema" è
LA MEDESIMA che avalla lo stato di polizia fiscale montiano e si
tiene ben stretta - per interessi di bottega - il peggio della
burocrazia interna, arroccata nei suoi intoccabili privilegi, le
molteplici forme di parassitismo locale peraltro cresciute
esponenzialmente in regime di eurozona: come è stato implementato
nel recente passato da codesti governanti - senza che, è pacifico,
vi fossero costretti dal vincolo esterno - il principio di
sussidiarietà, raccomandato dai trattati europei, nella
proliferazione delle società partecipate? Davvero non ci sarebbero
margini di manovra dentro l'eurosistema? Peraltro si devono additare
e perseguire continuamente capri espiatori (gli evasori fiscali,
addirittura i tassisti come problema nazionale, memento...) o
escogitare provvedimenti risibili (lavoro) o nuove alchimie
contabili. Non si possono quindi dispensare in giro ASSOLUZIONI
usando il vincolo esterno come ALIBI, altrimenti ci si risveglierà
fregati più e peggio di prima. E' evidente che consegnare
l'eventuale sovranità monetaria a QUESTA truppa
parlamentare-governativa non risolverebbe UN SOLO problema
strutturale del Paese, e non è detto che non ne creerebbe di
nuovi...
(per quelli che potrebbero accorgersi di stare lavorando per il nemico)
(per quelli che potrebbero accorgersi di stare lavorando per il nemico)
Il rapporto tra Stato e Mercato deve
essere ricostruito da capo. Attualmente stiamo sperimentando il
peggio di entrambi.
La modifica all'art. 138 Cost. vorrebbe
portare l’intervallo delle delibere delle due Camere da tre a un
solo mese; accorciare quindi i tempi previsti per l'approvazione di
una legge costituzionale.
Perché mai? Come al solito, si parla d'altro per non parlare delle questioni reali.
Il punto, ancora una volta, non sono le procedure, ma le idee, la sostanza delle cose: quando hanno voluto modificare la Costituzione (Riforma del Titolo V, art. 81 per "l'equilibrio di bilancio") l'ampio consenso parlamentare previsto dall'art. 138 è stato trovato senza grossi patemi. Peraltro, il Parlamento è afflitto da una cronica incapacità di legiferare, l'attività legislativa di fatto è trasferita da tempo al governo, su delega o attraverso decretazione "d'urgenza" poi ratificata dalle due Camere. L'art. 138, con questo vulnus della democrazia rappresentativa, non c'entra nulla.
Allora perché mettere mano proprio oggi a quell'articolo? Esso rappresenta, comunque, la roccaforte grazie alla quale la Costituzione difende se stessa da manipolazioni troppo facili.
Perché mai? Come al solito, si parla d'altro per non parlare delle questioni reali.
Il punto, ancora una volta, non sono le procedure, ma le idee, la sostanza delle cose: quando hanno voluto modificare la Costituzione (Riforma del Titolo V, art. 81 per "l'equilibrio di bilancio") l'ampio consenso parlamentare previsto dall'art. 138 è stato trovato senza grossi patemi. Peraltro, il Parlamento è afflitto da una cronica incapacità di legiferare, l'attività legislativa di fatto è trasferita da tempo al governo, su delega o attraverso decretazione "d'urgenza" poi ratificata dalle due Camere. L'art. 138, con questo vulnus della democrazia rappresentativa, non c'entra nulla.
Allora perché mettere mano proprio oggi a quell'articolo? Esso rappresenta, comunque, la roccaforte grazie alla quale la Costituzione difende se stessa da manipolazioni troppo facili.
"Ristrutturazione del debito
pubblico" è un'espressione molto educata, patinata, cosmetica,
che fa pensare a qualcosa di buono, come quando si ristruttura una
casa, per ammodernarla, metterla in sicurezza, migliorarla.
In realtà, all'interno dell'euro, significa bancarotta certa.
Fuori dall'euro, significa svalutazione massiva della moneta, la quale non è facilmente prevedibile se comporterebbe o no la bancarotta.
In entrambi i casi, "ristrutturare" non è cosa gradevole, né auspicabile.
In realtà, all'interno dell'euro, significa bancarotta certa.
Fuori dall'euro, significa svalutazione massiva della moneta, la quale non è facilmente prevedibile se comporterebbe o no la bancarotta.
In entrambi i casi, "ristrutturare" non è cosa gradevole, né auspicabile.
B. come "imbucato" al party
della sinistra eurista: doveva rovinarla, la festa; in realtà si è
rivelato un intruso assai comodo come "nemico pubblico numero
uno", impareggiabile arma di distrazione di massa. Oggi, tra
Forza Italia Reloaded e Lega riformattata in chiave "anti-euro",
dà la sensazione, ancora una volta, di poter vincere alle urne a
mani basse, tra lo sconcerto dei benpensanti, per poi - chissà -
trattare la non-belligeranza con il Pude talebano...
Gli italiani sono assuefatti alla tifoseria, non c'è golpettino che tenga: indimenticabile quello sotto spread del "FATE PRESTO!", con tanto di festeggiamenti di piazza; poi sono arrivati i tecnici, quelli veri...
NO APOLOGIZE for B., BUT... che la sinistra eurista se lo tenga ben stretto: senza di lui, come potrebbe farcela, nonostante tutto, a tirare avanti?
Ma allora... la sinistra NON-eurista? MISSING.
E d'altronde gli italiani di quell'altra cosa là, che comincia per C..., qualunque sia la forma partitica assunta da un'eventuale sua reincarnazione, l'hanno fatto capire più di una volta: non ne vogliono proprio sapere.
Gli italiani sono assuefatti alla tifoseria, non c'è golpettino che tenga: indimenticabile quello sotto spread del "FATE PRESTO!", con tanto di festeggiamenti di piazza; poi sono arrivati i tecnici, quelli veri...
NO APOLOGIZE for B., BUT... che la sinistra eurista se lo tenga ben stretto: senza di lui, come potrebbe farcela, nonostante tutto, a tirare avanti?
Ma allora... la sinistra NON-eurista? MISSING.
E d'altronde gli italiani di quell'altra cosa là, che comincia per C..., qualunque sia la forma partitica assunta da un'eventuale sua reincarnazione, l'hanno fatto capire più di una volta: non ne vogliono proprio sapere.
La CERTEZZA DELL'IMPUNITA' è il
sostrato psicologico, la "tonalità emotiva" di tutti
coloro che negli ultimi vent'anni almeno hanno partecipato e
contribuito, in cambio di credibilità internazionale e posizioni di
potere e prestigio, allo smantellamento dell'Italia. Perfette nullità
collaborazioniste, messe sugli altari a Roma per un annetto o due a
"riformare" su commissione, spesso e volentieri con l'aura
dei "tecnici", e poi lasciate scivolare, a missione
compiuta, nel dimenticatoio mediatico.
Ecco il "grandioso disegno
dell'Unione Europea": anzitutto, grazie a un partito
collaborazionista, sottrarre il ciclostile all'intera classe politica
nazionale, così da costringerla a raccattare soldi in giro
elemosinando, vessando, tartassando, sforbiciando, a seconda dei
casi; fino al punto di farle perdere il consenso persino dei
tradizionali allevamenti di voti, non più nutriti a sufficienza;
così da forzarla a mollare - essendo ormai da un lato
definitivamente invisa all'intera popolazione stremata e dall'altro
allettata da ruoli chiave nelle svendite interne e negli affari
internazionali - la restante sovranità nazionale (il che sarebbe
pure visto come "liberatorio" dalla popolazione) a... A
CHI?
La Costituzione della Repubblica
Italiana, nel Titolo III sui Rapporti Economici (artt. 35-47), non
propugna "la lotta contro il capitalismo tout court", e non
può essere forzata su tale posizione, a meno che non si vada a
precisare esattamente di "quale" capitalismo si sta
parlando.
Un'assemblea costituente europea è
impossibile per il semplice fatto che non esiste un potere
costituente popolare europeo.
Non esiste un'entità identificabile
come "il popolo europeo". Esistono piuttosto popoli europei
eterogenei, ancor oggi - in maniera più o meno "politically
correct" - reciprocamente indifferenti se non ostili, che hanno
passato secoli e secoli a scannarsi a vicenda.
Manca quindi il presupposto fondamentale per una governance unica europea democraticamente legittimata ad attuare politiche comuni o coordinate economiche, industriali, fiscali, del lavoro.
Si procede al contrario, a passi spediti, verso una governance unica europea minima o pro forma, e alla liquidazione delle sovranità nazionali a favore di soggetti sovranazionali "non politici".
Il processo avviene attraverso il superamento - per rigetto da parte del corpo elettorale - delle classi dirigenti politiche nazionali, messe nelle condizioni non di potersi più perpetuare come macchine per la costruzione del consenso tramite la spesa pubblica a debito, bensì ridotte al ruolo di privilegiati e implacabili esattori.
In questa prospettiva, M5S svolgerebbe in Italia la funzione di "facilitatore" del processo.
Manca quindi il presupposto fondamentale per una governance unica europea democraticamente legittimata ad attuare politiche comuni o coordinate economiche, industriali, fiscali, del lavoro.
Si procede al contrario, a passi spediti, verso una governance unica europea minima o pro forma, e alla liquidazione delle sovranità nazionali a favore di soggetti sovranazionali "non politici".
Il processo avviene attraverso il superamento - per rigetto da parte del corpo elettorale - delle classi dirigenti politiche nazionali, messe nelle condizioni non di potersi più perpetuare come macchine per la costruzione del consenso tramite la spesa pubblica a debito, bensì ridotte al ruolo di privilegiati e implacabili esattori.
In questa prospettiva, M5S svolgerebbe in Italia la funzione di "facilitatore" del processo.
Un'obiezione di fondo all'economia
pianificata di Stato è che, storicamente (ulitmi trent'anni?), la
dirigenza politica nazionale, per combinazioni di interessi e
meccanismi di selezione interna, si è dimostrata del tutto incapace
di tutelare o programmare UN SOLO settore attualmente o
potenzialmente STRATEGICO per il Paese; bravissima, al contrario, nel
fare "affari" e nell'allevare sacche CLIENTELARMENTE utili
al proprio tornaconto.
Perché domani dovrebbe essere diverso?
Una posizione statalista o dirigista che non sappia dare una risposta concreta a questa domanda e preferisca eluderla puntando il dito "contro il Mercato cattivo" è destinata a rimanere intrinsecamente debole.
Perché domani dovrebbe essere diverso?
Una posizione statalista o dirigista che non sappia dare una risposta concreta a questa domanda e preferisca eluderla puntando il dito "contro il Mercato cattivo" è destinata a rimanere intrinsecamente debole.
L'unica deflazione buona è quella
morta.
Continuiamo a vivere immersi in una
micidiale impasse:
dobbiamo riappropriarci delle chiavi di casa, non dobbiamo riconsegnarle a QUESTI.
Una via d'uscita? Deve essere chiaro anzitutto che il nodo gordiano non si scioglie, si recide.
dobbiamo riappropriarci delle chiavi di casa, non dobbiamo riconsegnarle a QUESTI.
Una via d'uscita? Deve essere chiaro anzitutto che il nodo gordiano non si scioglie, si recide.
Una storiella pescata in Rete... uscire
dall'euro è necessario, ma può bastare, senza un nuovo piano
industriale, a risolvere questa situazione?
"inizio' la sua giornata molto presto, quando alle sei in punto suono' la sua sveglia MADE IN TAIWAN. Mentre attendeva che bollisse l'acqua nella sua bella teiera MADE IN CHINA, si raso' con il suo rasoio elettrico MADE IN HONG KONG. Indosso' una bella camicia a fiori MADE IN SRILANKA e un bel paio di pantaloni di marca MADE IN SINGAPORE, poi le comode scarpe MADE IN KOREA. Si preparo' un tost con il suo tostapane automatico MADE IN MALAYSIA e si mise a far conti con la sua calcolatrice MADE IN USA per verificare quanto avrebbe potuto spendere quel giorno. Sincronizzo' l'ora del suo orologio MADE IN JAPAN con il segnale orario della radio MADE IN INDIA, sali' nella sua bella auto MADE IN FRANCE e parti' - come peraltro tutti gli altri giorni - alla ricerca di un buon lavoro nella sua bella e amata Italia. Giunta sera, al termine di un'altra giornata avvilente ed infruttuosa, decise di rilassarsi un po'. Indosso' le sue ciabatte MADE IN BRAZIL, prese dal frigorifero MADE IN THAILANDIA una bella birra ghiacciata MADE IN GERMANY e accese la televisione 26 pollici MADE IN INDONESIA. Mentre osservava stancamente il notiziario CNN, pensava e non riusciva a capire per quale maledetto motivo non riusciva a trovare un lavoro in Italia."
"inizio' la sua giornata molto presto, quando alle sei in punto suono' la sua sveglia MADE IN TAIWAN. Mentre attendeva che bollisse l'acqua nella sua bella teiera MADE IN CHINA, si raso' con il suo rasoio elettrico MADE IN HONG KONG. Indosso' una bella camicia a fiori MADE IN SRILANKA e un bel paio di pantaloni di marca MADE IN SINGAPORE, poi le comode scarpe MADE IN KOREA. Si preparo' un tost con il suo tostapane automatico MADE IN MALAYSIA e si mise a far conti con la sua calcolatrice MADE IN USA per verificare quanto avrebbe potuto spendere quel giorno. Sincronizzo' l'ora del suo orologio MADE IN JAPAN con il segnale orario della radio MADE IN INDIA, sali' nella sua bella auto MADE IN FRANCE e parti' - come peraltro tutti gli altri giorni - alla ricerca di un buon lavoro nella sua bella e amata Italia. Giunta sera, al termine di un'altra giornata avvilente ed infruttuosa, decise di rilassarsi un po'. Indosso' le sue ciabatte MADE IN BRAZIL, prese dal frigorifero MADE IN THAILANDIA una bella birra ghiacciata MADE IN GERMANY e accese la televisione 26 pollici MADE IN INDONESIA. Mentre osservava stancamente il notiziario CNN, pensava e non riusciva a capire per quale maledetto motivo non riusciva a trovare un lavoro in Italia."
Tesi:
la prospettiva sovranista è la sola capace di contrattaccare alla devastazione sistematica del tessuto produttivo delle PMI e del "made in Italy".
Domanda:
la Tesi incarna una posizione di destra o di sinistra?
Risposta:
mentre la Tesi è con tutta probabilità corretta, la domanda successiva esprime uno scrupolo privo di significato, utile al massimo per futili distinguo, oziose divagazioni, sterili polemiche.
Conclusione:
destra e sinistra sono categorie vuote.
la prospettiva sovranista è la sola capace di contrattaccare alla devastazione sistematica del tessuto produttivo delle PMI e del "made in Italy".
Domanda:
la Tesi incarna una posizione di destra o di sinistra?
Risposta:
mentre la Tesi è con tutta probabilità corretta, la domanda successiva esprime uno scrupolo privo di significato, utile al massimo per futili distinguo, oziose divagazioni, sterili polemiche.
Conclusione:
destra e sinistra sono categorie vuote.
Oggi "destra" e "sinistra"
sopravvivono in due contesti, quello dell'elucubrazione accademica e
quello propagandistico-elettorale; trattasi in realtà di categorie
ormai vuote, fardelli per il pensiero, gabbie mentali per le quali
sarebbe d'uopo la messa al bando dal vocabolario politico.
Il concetto di Sovranità è neutro rispetto a tali distinzioni inservibili, riferendosi a un potere o somma di poteri (o funzioni).
Il concetto di Nazione deve essere sdoganato, in quanto finalmente non più problematico: una comunità di individui che condividono elementi quali linguaggio e cultura (espressioni storiche di un grado minimo di omogeneità etnica), delimitazione territoriale (confini), riferimento a una medesima Costituzione (patto sociale).
Il concetto di Sovranità è neutro rispetto a tali distinzioni inservibili, riferendosi a un potere o somma di poteri (o funzioni).
Il concetto di Nazione deve essere sdoganato, in quanto finalmente non più problematico: una comunità di individui che condividono elementi quali linguaggio e cultura (espressioni storiche di un grado minimo di omogeneità etnica), delimitazione territoriale (confini), riferimento a una medesima Costituzione (patto sociale).
Esiste una soglia di sopportazione
collettiva all'aumento delinquen-demenziale della pressione fiscale
complessiva?
Stando alle reazioni del popolo italiano, parrebbe di no.
Un giorno ci sveglieremo: le tasse dirette e indirette saranno arrivate a quota 100% dei redditi, i risparmi pregressi saranno finiti.
Impugneremo il telecomando, e seduti in poltrona davanti al televisore, apprenderemo dal Tg che sono stati istituti, per decreto legge, i pagamenti delle imposte in natura.
Stando alle reazioni del popolo italiano, parrebbe di no.
Un giorno ci sveglieremo: le tasse dirette e indirette saranno arrivate a quota 100% dei redditi, i risparmi pregressi saranno finiti.
Impugneremo il telecomando, e seduti in poltrona davanti al televisore, apprenderemo dal Tg che sono stati istituti, per decreto legge, i pagamenti delle imposte in natura.
L'entrata nell'Euro è stata una
trappola, ma anche l'uscita potrebbe diventarlo.
Chi dovrebbe gestire l'uscita eventuale dall'Euro? Perché il Come lo si farà dipende essenzialmente da questo (uscire "da destra" o "da sinistra" è una formulazione vuota del problema). Dunque, qualcuno ha in mente i nomi e i cognomi dei "gestori del processo papabili"? Quelli che partecipano all'attuale governo? Gli attuali oppositori in parlamento? I primi non lo farebbero certo spontaneamente, ma solo per conclamato calcolo elettorale oppure se costretti dagli eventi. I secondi forse pure. Dubito che entrambi non ci consegnerebbero a una situazione ancora peggiore (anche se per motivi diversi) dell'attuale.
Non ci sono scorciatoie rispetto alla costruzione, ancora possibile, di una nuova classe politica e dirigente nel Paese, la quale dovrà gestire il processo, che si imporrà come necessario.
Chi dovrebbe gestire l'uscita eventuale dall'Euro? Perché il Come lo si farà dipende essenzialmente da questo (uscire "da destra" o "da sinistra" è una formulazione vuota del problema). Dunque, qualcuno ha in mente i nomi e i cognomi dei "gestori del processo papabili"? Quelli che partecipano all'attuale governo? Gli attuali oppositori in parlamento? I primi non lo farebbero certo spontaneamente, ma solo per conclamato calcolo elettorale oppure se costretti dagli eventi. I secondi forse pure. Dubito che entrambi non ci consegnerebbero a una situazione ancora peggiore (anche se per motivi diversi) dell'attuale.
Non ci sono scorciatoie rispetto alla costruzione, ancora possibile, di una nuova classe politica e dirigente nel Paese, la quale dovrà gestire il processo, che si imporrà come necessario.
mercoledì 31 luglio 2013
Se questi sono gli "Stati Uniti d'Europa"
Che la costruzione europea, in particolare Eurolandia (Uem), sia destinata a sprofondare nelle sabbie mobili sulle quali è stata eretta è una verità ormai nota, evidente persino alle pareti degli uffici che ospitano i funzionari di Bruxelles. Rimane tuttavia assai poco ovvia agli ostinati (eufemismo) Soloni della Sinistra Eurista, i quali continuano imperterriti a tacciare di preconcetto, miope, e sotto sotto pure fascistoide, anti-europeismo i detrattori del "sogno europeo". Questi ultimi non vorrebbero capire che i "sacrifici" imposti ai Paesi Porcelli - quelli di oggi, ma anche quelli di domani ("sinistra" profezia) - rappresentano i passi di avvicinamento, dolorosi ma obbligati, che condurranno alla soluzione finale che tutto spiega e tutto giustifica, gli "Stati Uniti d'Europa", quel Sommo Bene sempre più a portata di mano ma sempre di là da venire, prima difatti occorre ingoiare ancora un'altra "amara medicina", un altro "pacchetto di austerità".
I Soloni della Sinistra Eurista ci porgono, placidi e sorridenti, la seguente soave narrazione: non ignoriamo che nel mondo ideale si doveva partire da un'Assemblea Costituente, dalla stesura della Costituzione Europea, sancita possibilmente da svariati passaggi democratici e consultazioni popolari, ma così si sarebbe andati troppo per le lunghe; piuttosto, così le partitocrazie nazionali, dinanzi all'intuizione concreta di essere destinate a fare la fine di comitati d'affari periferici, elemosinanti e petulanti, oppure di sudditi compiacenti nei confronti della Bce, non avrebbero mollato l'osso.
Occorreva quindi partire dal fondo, dalla Moneta Unica, ovvero dal cessione della sovranità monetaria, al preciso scopo di forzare il processo...
In questo modo infatti le partitocrazie nazionali, private del "ciclostile della spesa pubblica allegra", ridotte ad incarnare l'odioso ruolo circolare di "stato debitore- stato (tar)tassatore", avrebbero loro malgrado acconsentito alla cessione della sovranità rimanente pur di garantirsi dosi adeguate di credibilità internazionale e quindi perpetuare, o incrementare, posizioni di potere nazionale o estero.
Dunque, concludono i Soloni della Sinistra Eurista con logica rocambolesca , "la strada intrapresa è sbagliata, ma finirà per portarci a destinazione".
In che cosa consisterebbe la "destinazione", ovvero l'obiettivo-destino-per-cui-agire compiendo tutto ciò che è necessario con assoluta determinazione? In altre parole, cosa dovrebbero essere gli "Stati Uniti d'Europa"?
"Stati Uniti d'Europa": un sovra-stato, posto "al di sopra" degli stati membri, forse una federazione dei medesimi; sovrano, ossia tale da esercitare quella somma di poteri e funzioni ad esso ceduti dagli stati membri (potere monetario in primis, poteri legislativo ed esecutivo in secundis); nazionale, in quanto è soltanto nel contesto di una nazione che l'esercizio della sovranità trova il proprio fondamento, la propria forza legittimante.
Sul concetto di nazione adottato, è pienamente condivisibile il definitivo sdoganamento, da residuo-spauracchio-fantoccio "teocratico" (legittimazione dall'Alto) ad entità del tutto innocua, non problematica, consistente in una comunità di individui che condividono elementi quali linguaggio-cultura (probabile espressione storica di un grado minimo di omogeneità etnica), delimitazione territoriale (confini), riferimento a una medesima Costituzione (patto sociale), fattori che sono condizioni concrete della deliberazione collettiva (esercizio democratico).
Confini territoriali, non importa quanto estesi, come elemento decisivo, addirittura costitutivo della democrazia. Come afferma Sapir, "l'esistenza della democrazia implica la chiusura dello spazio politico e questa chiusura implica una 'frontiera'".
Prima ancora, nazione come popolo, presupposto ineludibile del sorgere di quel potere costituente popolare a sua volta fatto fondativo della democrazia costituzionale. Peccato che:
" [...] i trattati di diritto internazionale che concretizzano la soggettività politica dell'Europa, non contengono neppure la citazione dell'identità sovrana di un popolo, non registrandosi alcun pronunciamento sociologico e storico degli individui viventi sul territorio Europa in tali sensi. Nè, per altro verso, si è mai registrato un "moto" culturale di tale portata da dar luogo a quel potere primario di natura Costituente che possa far ipotizzare la nascita, e poi la volontà, di un presunto "popolo europeo".
Chiara conseguenza e conferma di ciò, sta nel fatto che, mancato il potere popolare costituente come fatto fondativo storico, sociale e culturale, manca la stessa enunciazione sostanziale della democrazia costituzionale: questa, come abbiamo visto, è inscindibile dall'affermazione, come prioritario e inderogabile, del perseguimento dei diritti di libertà e dei diritti sociali degli individui che formano, a prescindere dalla estensione e demarcazione storica di un certo territorio, un tale popolo-costituente. [...]
Insomma, si può sostenere tutta la tensione idealistica di questo mondo, ma semplicemente non si può affermare la prevalenza di un'Europa che, come democrazia costituzionale, non c'è."
Ecco dunque emergere la "piccola" crepa - chiara e distinta secondo gli schemi della vecchia cara logica "classica" - nel pensiero strabico degli SSE: il popolo europeo? Non pervenuto.
Ci sarebbe da mettersi le mani nei capelli se i Soloni della Sinistra Eurista traessero ispirazione, nell'immaginare gli "Stati Uniti d'Europa", dal modello degli Stati Uniti d'America. Quale sarebbe il fattore storico e culturale aggregativo-coagulante del popolo europeo? Quale il terreno simbolico del "sentire comune" europeo?
Insomma, quale sarebbe, stando ai Soloni della Sinistra Eurista, l'equivalente del 4 luglio? Il 7 febbraio del Trattato di Maastricht? Semplicemente patetico.
Ergo: democrazia costituzionale europea? Non pervenuta. Ergo: nazione europea? Non pervenuta.
Ma se nella costruzione europea non c'è posto per questi mattoni, "anche la sovranità è destinata a non passarsela molto bene". Da dove dovrebbe trarre infatti il proprio fondamento, la propria forza legittimante, l'esercizio della sovranità da parte di qualsivoglia organo di governance europea?
Da nulla, ovviamente.
Allora, è più probabile che i Soloni della Sinistra Eurista, anche se non sarebbero disposti ad ammetterlo neppure sotto tortura, preconizzino l'avvento del meraviglioso mondo di von Hayek, Musa indiscussa della "costruzione UE":
"[...]
Si tratta di un saggio di von Hayek, del 1939: esso ci attesta la sua chiara precognizione degli effetti del "federalismo interstatale"; a cui egli, ovviamente, e proprio perchè capace di realizzare i fini ideali con cui ritiene di modellare la società, era altamente favorevole.[...]
Con logica stringente, Hayek dimostra che una federazione fra Stati realmente diversi porta necessariamente all'impossibilità di un intervento statale nell'economia, e quindi alla vittoria di politiche economiche liberiste (il che ovviamente dal suo punto di vista è un bene). Infatti una federazione per essere stabile ha bisogno di un sistema economico comune e condiviso, e quindi della libera circolazione di merci e capitali, e questo porterà ovviamente a una perdita di controllo dei singoli Stati sulle loro economie. Si potrebbe allora pensare che il controllo statale si sposti al livello federale. Il nuovo super-stato federale si riprenderebbe quei poteri di controllo sull'economia che i singoli Stati avranno perso. Hayek risponde di no. Perché l'intervento statale sull'economia presuppone la capacità di mediare fra interessi contrapposti, di accettare compromessi ragionevoli, che non ci sono, o sono più difficili, fra popoli di Stati diversi. Come scrive Streeck riassumendo Hayek, "in una federazione di stati nazionali la diversità di interessi è maggiore di quella presente all'interno di un singolo stato, e allo stesso tempo è più debole il sentimento di appartenenza a un'identità in nome della quale superare i conflitti stessi (…). Un'omogeneità strutturale, derivante da dimensioni limitate e tradizioni comuni, permette interventi sulla vita sociale ed economica che non risulterebbero accettabili nel quadro di unità politiche più ampie e per questo meno omogenee (pagg.121-122)"
Si tratta ovviamente della stessa tesi che abbiamo sostenuto più volte nel nostro libro e in questo blog: non esiste un popolo europeo che possa essere la base sociale di uno “Stato sociale europeo”. E' impressionante la lucidità di Hayek, che aveva capito tutto questo nel 1939."
La lucidità di avere capito che gli "Stati Uniti d'Europa", fine ultimo e sogno della costruzione europea, altro non potrebbero essere che il compimento pieno e dispiegato dello "Stato minimo".
"[...]
Attinta dalla generale condanna della sua arbitrarietà, l'attività dello Stato sarà da delimitare progressivamente alla costruzione di "strade"...e alla segnaletica, mentre non è esclusa la progressiva privatizzazione, per di più in un mercato di cui si auspica la apertura "mondiale", di attività come difesa e pubblica sicurezza; queste, poi, finiscono per essere, in ultima analisi destinate a tutelare la proprietà produttiva, sul territorio nazionale come all'estero. Istruzione, previdenza e sanità sono invece nel tipico campo di elezione della "libertà" dei privati operatori economici. Lo Stato minimo ne è doverosamente escluso.
Un "punto di arrivo" indubbiamente, ma non un obiettivo che può dirsi estraneo alla strumentazione messa in campo coi trattati europei.
Che questa sia una costruzione ideale, ma non tanto (nutrendo Hayek espressamente fiducia nel fatto che "un giorno" esisteranno le condizioni politiche per realizzarla:...vi ricorda qualcosa?), e non segna alcuna fondamentale incompatibilità col disegno UE-UEM, che, come già sul piano monetario, ammette un processo strategico che utilizza strumenti di progressiva realizzazione di tale "schema ideale" condivendendone i fini essenziali.
In questa chiave "progressiva" si possono comprendere anche gli elevati livelli di tassazione: si tratta di una condizione transitoria e, naturalmente strumentale, che sconta la modifica del precedente ordine costituzionale dei welfare, mirando a farlo collassare, per rigetto del corpo sociale, mediante la imposizione del vincolo monetario (ad effetti equipollenti "in parte qua" al gold standard) e dei ben noti "vincoli" di deficit e di ammontare del debito, posti rispetto ai bilanci pubblici.
I quali, naturalmente, in una fase iniziale, pazientemente durevole, debbono "rientrare", consolidarsi, aumentando l'imposizione fiscale, prima di poter procedere, verificatesi le condizioni politiche, al taglio strutturale della spesa pubblica.
Alla fine, la gente, avvertendo come insopportabile il costo dei diritti sociali, cioè del welfare, invocherà il loro smantellamento, pur di vedersi sollevata da questa insopportabile tassazione."
I Soloni della Sinistra Eurista ci porgono, placidi e sorridenti, la seguente soave narrazione: non ignoriamo che nel mondo ideale si doveva partire da un'Assemblea Costituente, dalla stesura della Costituzione Europea, sancita possibilmente da svariati passaggi democratici e consultazioni popolari, ma così si sarebbe andati troppo per le lunghe; piuttosto, così le partitocrazie nazionali, dinanzi all'intuizione concreta di essere destinate a fare la fine di comitati d'affari periferici, elemosinanti e petulanti, oppure di sudditi compiacenti nei confronti della Bce, non avrebbero mollato l'osso.
Occorreva quindi partire dal fondo, dalla Moneta Unica, ovvero dal cessione della sovranità monetaria, al preciso scopo di forzare il processo...
In questo modo infatti le partitocrazie nazionali, private del "ciclostile della spesa pubblica allegra", ridotte ad incarnare l'odioso ruolo circolare di "stato debitore- stato (tar)tassatore", avrebbero loro malgrado acconsentito alla cessione della sovranità rimanente pur di garantirsi dosi adeguate di credibilità internazionale e quindi perpetuare, o incrementare, posizioni di potere nazionale o estero.
Dunque, concludono i Soloni della Sinistra Eurista con logica rocambolesca , "la strada intrapresa è sbagliata, ma finirà per portarci a destinazione".
In che cosa consisterebbe la "destinazione", ovvero l'obiettivo-destino-per-cui-agire compiendo tutto ciò che è necessario con assoluta determinazione? In altre parole, cosa dovrebbero essere gli "Stati Uniti d'Europa"?
"Stati Uniti d'Europa": un sovra-stato, posto "al di sopra" degli stati membri, forse una federazione dei medesimi; sovrano, ossia tale da esercitare quella somma di poteri e funzioni ad esso ceduti dagli stati membri (potere monetario in primis, poteri legislativo ed esecutivo in secundis); nazionale, in quanto è soltanto nel contesto di una nazione che l'esercizio della sovranità trova il proprio fondamento, la propria forza legittimante.
Sul concetto di nazione adottato, è pienamente condivisibile il definitivo sdoganamento, da residuo-spauracchio-fantoccio "teocratico" (legittimazione dall'Alto) ad entità del tutto innocua, non problematica, consistente in una comunità di individui che condividono elementi quali linguaggio-cultura (probabile espressione storica di un grado minimo di omogeneità etnica), delimitazione territoriale (confini), riferimento a una medesima Costituzione (patto sociale), fattori che sono condizioni concrete della deliberazione collettiva (esercizio democratico).
Confini territoriali, non importa quanto estesi, come elemento decisivo, addirittura costitutivo della democrazia. Come afferma Sapir, "l'esistenza della democrazia implica la chiusura dello spazio politico e questa chiusura implica una 'frontiera'".
Prima ancora, nazione come popolo, presupposto ineludibile del sorgere di quel potere costituente popolare a sua volta fatto fondativo della democrazia costituzionale. Peccato che:
" [...] i trattati di diritto internazionale che concretizzano la soggettività politica dell'Europa, non contengono neppure la citazione dell'identità sovrana di un popolo, non registrandosi alcun pronunciamento sociologico e storico degli individui viventi sul territorio Europa in tali sensi. Nè, per altro verso, si è mai registrato un "moto" culturale di tale portata da dar luogo a quel potere primario di natura Costituente che possa far ipotizzare la nascita, e poi la volontà, di un presunto "popolo europeo".
Chiara conseguenza e conferma di ciò, sta nel fatto che, mancato il potere popolare costituente come fatto fondativo storico, sociale e culturale, manca la stessa enunciazione sostanziale della democrazia costituzionale: questa, come abbiamo visto, è inscindibile dall'affermazione, come prioritario e inderogabile, del perseguimento dei diritti di libertà e dei diritti sociali degli individui che formano, a prescindere dalla estensione e demarcazione storica di un certo territorio, un tale popolo-costituente. [...]
Insomma, si può sostenere tutta la tensione idealistica di questo mondo, ma semplicemente non si può affermare la prevalenza di un'Europa che, come democrazia costituzionale, non c'è."
Ecco dunque emergere la "piccola" crepa - chiara e distinta secondo gli schemi della vecchia cara logica "classica" - nel pensiero strabico degli SSE: il popolo europeo? Non pervenuto.
Ci sarebbe da mettersi le mani nei capelli se i Soloni della Sinistra Eurista traessero ispirazione, nell'immaginare gli "Stati Uniti d'Europa", dal modello degli Stati Uniti d'America. Quale sarebbe il fattore storico e culturale aggregativo-coagulante del popolo europeo? Quale il terreno simbolico del "sentire comune" europeo?
Insomma, quale sarebbe, stando ai Soloni della Sinistra Eurista, l'equivalente del 4 luglio? Il 7 febbraio del Trattato di Maastricht? Semplicemente patetico.
Ergo: democrazia costituzionale europea? Non pervenuta. Ergo: nazione europea? Non pervenuta.
Ma se nella costruzione europea non c'è posto per questi mattoni, "anche la sovranità è destinata a non passarsela molto bene". Da dove dovrebbe trarre infatti il proprio fondamento, la propria forza legittimante, l'esercizio della sovranità da parte di qualsivoglia organo di governance europea?
Da nulla, ovviamente.
Allora, è più probabile che i Soloni della Sinistra Eurista, anche se non sarebbero disposti ad ammetterlo neppure sotto tortura, preconizzino l'avvento del meraviglioso mondo di von Hayek, Musa indiscussa della "costruzione UE":
"[...]
Si tratta di un saggio di von Hayek, del 1939: esso ci attesta la sua chiara precognizione degli effetti del "federalismo interstatale"; a cui egli, ovviamente, e proprio perchè capace di realizzare i fini ideali con cui ritiene di modellare la società, era altamente favorevole.[...]
Con logica stringente, Hayek dimostra che una federazione fra Stati realmente diversi porta necessariamente all'impossibilità di un intervento statale nell'economia, e quindi alla vittoria di politiche economiche liberiste (il che ovviamente dal suo punto di vista è un bene). Infatti una federazione per essere stabile ha bisogno di un sistema economico comune e condiviso, e quindi della libera circolazione di merci e capitali, e questo porterà ovviamente a una perdita di controllo dei singoli Stati sulle loro economie. Si potrebbe allora pensare che il controllo statale si sposti al livello federale. Il nuovo super-stato federale si riprenderebbe quei poteri di controllo sull'economia che i singoli Stati avranno perso. Hayek risponde di no. Perché l'intervento statale sull'economia presuppone la capacità di mediare fra interessi contrapposti, di accettare compromessi ragionevoli, che non ci sono, o sono più difficili, fra popoli di Stati diversi. Come scrive Streeck riassumendo Hayek, "in una federazione di stati nazionali la diversità di interessi è maggiore di quella presente all'interno di un singolo stato, e allo stesso tempo è più debole il sentimento di appartenenza a un'identità in nome della quale superare i conflitti stessi (…). Un'omogeneità strutturale, derivante da dimensioni limitate e tradizioni comuni, permette interventi sulla vita sociale ed economica che non risulterebbero accettabili nel quadro di unità politiche più ampie e per questo meno omogenee (pagg.121-122)"
Si tratta ovviamente della stessa tesi che abbiamo sostenuto più volte nel nostro libro e in questo blog: non esiste un popolo europeo che possa essere la base sociale di uno “Stato sociale europeo”. E' impressionante la lucidità di Hayek, che aveva capito tutto questo nel 1939."
La lucidità di avere capito che gli "Stati Uniti d'Europa", fine ultimo e sogno della costruzione europea, altro non potrebbero essere che il compimento pieno e dispiegato dello "Stato minimo".
"[...]
Attinta dalla generale condanna della sua arbitrarietà, l'attività dello Stato sarà da delimitare progressivamente alla costruzione di "strade"...e alla segnaletica, mentre non è esclusa la progressiva privatizzazione, per di più in un mercato di cui si auspica la apertura "mondiale", di attività come difesa e pubblica sicurezza; queste, poi, finiscono per essere, in ultima analisi destinate a tutelare la proprietà produttiva, sul territorio nazionale come all'estero. Istruzione, previdenza e sanità sono invece nel tipico campo di elezione della "libertà" dei privati operatori economici. Lo Stato minimo ne è doverosamente escluso.
Un "punto di arrivo" indubbiamente, ma non un obiettivo che può dirsi estraneo alla strumentazione messa in campo coi trattati europei.
Che questa sia una costruzione ideale, ma non tanto (nutrendo Hayek espressamente fiducia nel fatto che "un giorno" esisteranno le condizioni politiche per realizzarla:...vi ricorda qualcosa?), e non segna alcuna fondamentale incompatibilità col disegno UE-UEM, che, come già sul piano monetario, ammette un processo strategico che utilizza strumenti di progressiva realizzazione di tale "schema ideale" condivendendone i fini essenziali.
In questa chiave "progressiva" si possono comprendere anche gli elevati livelli di tassazione: si tratta di una condizione transitoria e, naturalmente strumentale, che sconta la modifica del precedente ordine costituzionale dei welfare, mirando a farlo collassare, per rigetto del corpo sociale, mediante la imposizione del vincolo monetario (ad effetti equipollenti "in parte qua" al gold standard) e dei ben noti "vincoli" di deficit e di ammontare del debito, posti rispetto ai bilanci pubblici.
I quali, naturalmente, in una fase iniziale, pazientemente durevole, debbono "rientrare", consolidarsi, aumentando l'imposizione fiscale, prima di poter procedere, verificatesi le condizioni politiche, al taglio strutturale della spesa pubblica.
Alla fine, la gente, avvertendo come insopportabile il costo dei diritti sociali, cioè del welfare, invocherà il loro smantellamento, pur di vedersi sollevata da questa insopportabile tassazione."
lunedì 22 luglio 2013
Il futuro della Grecia è Omero
Ovulo dell'Occidente, destino dell'Occidente
le tue rive sono lorde di mare purpureo
l'alba sull'Acropoli è macchiata di sangue
la tua terra non è più terra, ma spazio aperto
le pietre lo attraversano e cozzano sugli elmetti
cadono nella polvere, li colpiscono ancora
strappano vita con le unghie, cadono infine nel fragore.
A Bruxelles intanto brindano, al grande successo dell'euro.
Contrapporre al memorandum della Troika confezionato per i servi di Grecia, all'insediamento dei funzionari di Bruxelles come padroni di casa in vista degli imminenti saldi di fine stagione, un orgoglio antico, capace di incutere un nuovo timore e una nuova venerazione; lanciare ai colonizzatori odierni un monito di grandezza e potenza, remoto e al tempo stesso prossimo venturo...
E' questo il risveglio che può essere donato, a tutti coloro che non possono non dirsi Greci, dall'Iliade di Omero.
Si compia dunque la discesa nel magma del grande poema, nella visione febbricitante e anatomica di Antonio Moresco ("Lo Sbrego", 2005 Scuola Holden BUR, pp. 37-42).
"
... E Mundio colse dappresso,
all'orecchio con l'asta: dall'altro orecchio di colpo sortì
la punta di bronzo; al figlio d'Agènore Echeclo
calò in mezzo alla testa la spada dalla grand'elsa,
e tutta intiepidì la spada di sangue; per gli occhi
lo prese la morte purpurea, la Moira crudele.
E ancora a Deucalìone, dove s'uniscono i tendini
del gomito, là il braccio passò con la punta di bronzo;
s'arrestò quello col braccio fatto pesante,
e vide vicina la morte; Achille con il pugnale gli troncò il collo
e lungi con tutto l'elmo gettò il capo; il midollo
schizzò fuori dalle vertebre e il tronco giacque a terra disteso.
... così sotto Achille magnanimo i cavalli unghie solide
calpestavano insieme cadaveri e scudi; l'asse di sangue
era tutto insozzato e le ringhiere del carro,
che colpivano schizzi da sotto gli zoccoli dei cavalli
e dai cerchioni; così ardeva di conquistarsi gloria
il Pelide, lorde di fango sanguigno le mani invincibili.
Questo modo supremo di raccontare per fulminazioni e per urti e per abbandoni cruenti e immobilità e accelerazioni. Il quadro immobile, dilatato e compresso, tutto attraversato dal dinamismo delle passioni, dei desideri e dei sogni. Il cozzo e la fusione e l'incontro delle materie corporee psicofisiche nella tragedia vivente dei corpi singoli separati. La tragedia della molteplicità e dell'unità. La freccia che vola. La punta della lancia percepita fin dentro il cuore appena sfondato.
Diede fragore cadendo, l'asta restò infissa nel cuore
che palpitando faceva vibrare il piede
dell'asta.
Grande Omero! Io mi dispero, perdo quasi i sensi se penso alla rapina di tempo e spazio su cui è stata costruita la cosiddetta civiltà umana, che adesso stiamo vedendo mentre sta sbattendo la testa contro il muro del proprio spazio-tempo immobilizzato.
Disse e meditò con ignominia contro Ettore glorioso:
gli forò i tendini dietro ai due piedi
dalla caviglia al calcagno, vi passò due corregge di cuoio,
lo legò al cocchio, lasciando strasciconi la testa,
e balzato sul cocchio, alte levando le nobili armi,
frustò per andare: vogliosi i cavalli volarono.
E intorno al corpo trainato s'alzò la polvere: i capelli
neri si scompigliarono; tutta giaceva in mezzo alla polvere
la testa...
"
le tue rive sono lorde di mare purpureo
l'alba sull'Acropoli è macchiata di sangue
la tua terra non è più terra, ma spazio aperto
le pietre lo attraversano e cozzano sugli elmetti
cadono nella polvere, li colpiscono ancora
strappano vita con le unghie, cadono infine nel fragore.
A Bruxelles intanto brindano, al grande successo dell'euro.
Contrapporre al memorandum della Troika confezionato per i servi di Grecia, all'insediamento dei funzionari di Bruxelles come padroni di casa in vista degli imminenti saldi di fine stagione, un orgoglio antico, capace di incutere un nuovo timore e una nuova venerazione; lanciare ai colonizzatori odierni un monito di grandezza e potenza, remoto e al tempo stesso prossimo venturo...
E' questo il risveglio che può essere donato, a tutti coloro che non possono non dirsi Greci, dall'Iliade di Omero.
Si compia dunque la discesa nel magma del grande poema, nella visione febbricitante e anatomica di Antonio Moresco ("Lo Sbrego", 2005 Scuola Holden BUR, pp. 37-42).
"
... E Mundio colse dappresso,
all'orecchio con l'asta: dall'altro orecchio di colpo sortì
la punta di bronzo; al figlio d'Agènore Echeclo
calò in mezzo alla testa la spada dalla grand'elsa,
e tutta intiepidì la spada di sangue; per gli occhi
lo prese la morte purpurea, la Moira crudele.
E ancora a Deucalìone, dove s'uniscono i tendini
del gomito, là il braccio passò con la punta di bronzo;
s'arrestò quello col braccio fatto pesante,
e vide vicina la morte; Achille con il pugnale gli troncò il collo
e lungi con tutto l'elmo gettò il capo; il midollo
schizzò fuori dalle vertebre e il tronco giacque a terra disteso.
... così sotto Achille magnanimo i cavalli unghie solide
calpestavano insieme cadaveri e scudi; l'asse di sangue
era tutto insozzato e le ringhiere del carro,
che colpivano schizzi da sotto gli zoccoli dei cavalli
e dai cerchioni; così ardeva di conquistarsi gloria
il Pelide, lorde di fango sanguigno le mani invincibili.
Questo modo supremo di raccontare per fulminazioni e per urti e per abbandoni cruenti e immobilità e accelerazioni. Il quadro immobile, dilatato e compresso, tutto attraversato dal dinamismo delle passioni, dei desideri e dei sogni. Il cozzo e la fusione e l'incontro delle materie corporee psicofisiche nella tragedia vivente dei corpi singoli separati. La tragedia della molteplicità e dell'unità. La freccia che vola. La punta della lancia percepita fin dentro il cuore appena sfondato.
Diede fragore cadendo, l'asta restò infissa nel cuore
che palpitando faceva vibrare il piede
dell'asta.
Grande Omero! Io mi dispero, perdo quasi i sensi se penso alla rapina di tempo e spazio su cui è stata costruita la cosiddetta civiltà umana, che adesso stiamo vedendo mentre sta sbattendo la testa contro il muro del proprio spazio-tempo immobilizzato.
Disse e meditò con ignominia contro Ettore glorioso:
gli forò i tendini dietro ai due piedi
dalla caviglia al calcagno, vi passò due corregge di cuoio,
lo legò al cocchio, lasciando strasciconi la testa,
e balzato sul cocchio, alte levando le nobili armi,
frustò per andare: vogliosi i cavalli volarono.
E intorno al corpo trainato s'alzò la polvere: i capelli
neri si scompigliarono; tutta giaceva in mezzo alla polvere
la testa...
"
venerdì 19 luglio 2013
Minimalia - 1
Selezione di appunti, frammenti,
visioni liberamente tratte dalla pagina Facebook del blog
(8 gennaio 2013 – 18 luglio 2013)
Prima Legge della Scienza Politica:
Per creare un campo gravitazionale, e quindi esercitare forza attrattiva ed aggregativa, un soggetto politico deve prima possedere massa o energia.
Per creare un campo gravitazionale, e quindi esercitare forza attrattiva ed aggregativa, un soggetto politico deve prima possedere massa o energia.
Le parole sono importanti.
Per confonderci le idee e fregarci, ne hanno prese alcune tra le più pregiate e le hanno screditate per decenni.
Le hanno fatte ammalare.
Ora sta a noi diventare chi un medico, chi un infermiere, chi un fisioterapista, e metterci tutta la nostra intelligenza, tutto il nostro impegno, per riabilitarle:
costituzione, patria, statalismo, lira, protezionismo, politiche demografiche, certezza della pena.
Per confonderci le idee e fregarci, ne hanno prese alcune tra le più pregiate e le hanno screditate per decenni.
Le hanno fatte ammalare.
Ora sta a noi diventare chi un medico, chi un infermiere, chi un fisioterapista, e metterci tutta la nostra intelligenza, tutto il nostro impegno, per riabilitarle:
costituzione, patria, statalismo, lira, protezionismo, politiche demografiche, certezza della pena.
Devono ancora far digerire del tutto il
superamento definitivo degli stati nazionali UE e delle loro
costituzioni democratiche verso "The Big Nothing", non gli
Stati Uniti d'Europa (che non interessano a nessuno), bensì
quell'agglomerato sovranazionale, non elettivo e in apparenza caotico
di commissioni, consigli, comitati d'affari... Per farlo devono
ridurre, uno dopo l'altro, ciascun stato nazionale al ruolo circolare
di debitore-(tar)tassatore, in modo che i cittadini alla fine siano
favorevoli a sbarazzarsene, non vedendo in esso altro che un fardello
inutile e ostile.
Schiacciato tra governi eterodiretti e
presidenzialismo di fatto, il parlamento italiano non conta più
nulla.
Tempo perso, quattrini persi, elezioni perse...
E' un paradosso apparente: un'azione politica efficace è possibile, oggi, soltanto all'esterno del Palazzo.
Chi sarà in grado di condurla?
Tempo perso, quattrini persi, elezioni perse...
E' un paradosso apparente: un'azione politica efficace è possibile, oggi, soltanto all'esterno del Palazzo.
Chi sarà in grado di condurla?
Alla fine, chi è più colpevole? Chi,
per proprio interesse, ha teso la trappola, oppure chi, sempre per
proprio interesse, vi ha fatto cadere dentro un'intera nazione?
Una "Exit Strategy" dall'Euro
che fosse limitata alla questione del ripristino della sovranità
monetaria, senza i necessari complementi in termini di "bonifica"
dell'attuale classe politica e dirigente, costruzione di un nuovo –
e al tempo stesso “antico” - paradigma di politica economica ed
industriale, di organizzazione dello Stato, della burocrazia e del
fisco, è semplicemente destinata a un rovinoso fallimento.
Il disco rotto del "dovete fare i
compiti a casa, è l'Europa che ve lo chiede", Europa che in
realtà più che chiedere ordina, il che è già di per sé
schizofrenico, in quanto vorrebbe dire che l'Italia, che in teoria
dell'Europa dovrebbe fare parte, ordina a se stessa qualcosa; ecco,
questo martellante diktat "esterno", in tutti questi anni
non è servito a risparmiare neppure un euro di spesa clientelare,
che al contrario è pure aumentata (“non s'è mai visto un tacchino
infilarsi nel forno da solo”); piuttosto, ha giustificato una
specialissima "disciplina della stabilità", basata su
svalutazione dei redditi fissi e deflazione per decreto legge.
Appunto mentale sulla seguente
ipotetica equazione:
modello tedesco di (minijob + Hartz IV) = fonte d'ispirazione per gli sponsor nostrani del reddito di cittadinanza.
Se le cose stanno così, occorre fare molta, molta attenzione.
modello tedesco di (minijob + Hartz IV) = fonte d'ispirazione per gli sponsor nostrani del reddito di cittadinanza.
Se le cose stanno così, occorre fare molta, molta attenzione.
Devono essere rigettati con fermezza
ipotetici istituti di welfare quali reddito di cittadinanza o reddito
minimo garantito ( che - detto per inciso -andrebbero presumibilmente
ad aggiungersi e ad ampliare la platea dei beneficiari, e la durata
temporale del beneficio, rispetto alle attuali forme assicurative
Aspi e mini-Aspi introdotte dalla Legge Fornero in sostituzione
dell'indennità di disoccupazione):
1) dal punto costituzionale,
rappresentano un'abdicazione rispetto all'obiettivo del sostegno e
incentivo al lavoro, alla congrua retribuzione e alla piena
occupazione in più articoli sancito ("principio lavoristico")
2) nel contesto degli attuali di
vincoli di bilancio e fiscal compact, verrebbero finanziati con tagli
alla spesa o nuove imposte, determinando una semplice riallocazione
di redditi con impatto sulla domanda aggregata a saldo zero
3) trattandosi, in ottica
assistenzialista, di "graziose concessioni", passata
l'euforia propagandistica iniziale, arriverebbe ben presto il tempo
delle revisioni al ribasso del trattamento minimo
4) risultano comunque aleatorie
eventuali previsioni di ricadute positive dei suddetti istituti sul
potere contrattuale dei soggetti in cerca di impiego e sui livelli
retributivi degli attualmente occupati. Più probabilmente, il
combinato disposto di precarizzazione e reddito di cittadinanza
risulterebbe di incentivo al lavoro nero (per non perdere il
sussidio), alla sotto-occupazione, alla svalutazione salariale.
Come una muta di cani di Pavlov
affamati e bene addestrati, gli elettori continuano a rispondere alle
episodiche chiamate alle urne non più per esercitare il
diritto-dovere costituzionale, bensì per riflesso condizionato
dall'assordante campanella della propaganda.
Della democrazia rappresentativa in
questo Paese è rimasto soltanto il guscio vuoto.
Le consultazioni elettorali continuano
ad essere tautologiche: è evidente che gli allevamenti di voti sono
ancora nutriti dai partiti, quanto basta per non far mancare agli
stessi il consenso formalmente necessario per perpetuarsi.
Il punto di rottura consisterebbe nella creazione di un conflitto d'interessi innescato da fenomeni di "resistenza costituzionale fiscale" (per violazione iterata e manifesta degli artt. 47 e 53 Cost.).
Il punto di rottura consisterebbe nella creazione di un conflitto d'interessi innescato da fenomeni di "resistenza costituzionale fiscale" (per violazione iterata e manifesta degli artt. 47 e 53 Cost.).
L'equazione "decrescita =
pauperismo" è irresistibile. E' la giustificazione finale dei
“salvataggi”, un'arma letale al servizio delle "politiche di
austerity".
Il sistema della moneta unica che
alimenta l'indebitamento pubblico e privato che mantiene il governo
tecnico che utilizza l'apparato burocratico che rastrella denaro
dalle tasche dei cittadini può sembrare forte ma in realtà non lo
è.
E' soltanto rigido, e ciò che è rigido facilmente si può rompere.
E' soltanto rigido, e ciò che è rigido facilmente si può rompere.
L'EuroSistema trarrebbe indubbio
beneficio dall'esistenza, nei Paesi della periferia, di forze
politiche o movimenti in grado di raccogliere, incanalare e infine
spegnere la protesta contro bersagli secondari o apparenti.
Al Sistema un po' di antagonismo fa
sempre comodo, serve a inscenare la parvenza della democrazia,
l'importante è che l'opposizione non esca dal solco che il Sistema
ha scavato per lei.
Pressione fiscale al 100% per mettere
in ordine i conti pubblici: la troika esprime parere favorevole, il
governo procede per decreto, i partiti preparano la campagna
elettorale di protesta.
Cipro, Grecia, Slovenia, Italia..l'Euro
è fallita, tranne per chi ha lucrato su di essa.
Non esiste, a cominciare dalla Germania, nessun progetto, nessuna volontà di unione fiscale, economica, politica dei Paesi coinvolti, solo meccanismi di indebitamento del vicinato, restituzione del debito, impoverimento, nuovo indebitamento.
La dissoluzione della moneta unica si trascinerà dietro quella dell'intera Unione Europea.
La Germania sarà chiamata ad assumersi la responsabilità politica e morale dell'escalation della tensione.
Ne dovranno rispondere, per la loro imbelle sudditanza, anche il Governo e il Parlamento di questo Paese.
Non esiste, a cominciare dalla Germania, nessun progetto, nessuna volontà di unione fiscale, economica, politica dei Paesi coinvolti, solo meccanismi di indebitamento del vicinato, restituzione del debito, impoverimento, nuovo indebitamento.
La dissoluzione della moneta unica si trascinerà dietro quella dell'intera Unione Europea.
La Germania sarà chiamata ad assumersi la responsabilità politica e morale dell'escalation della tensione.
Ne dovranno rispondere, per la loro imbelle sudditanza, anche il Governo e il Parlamento di questo Paese.
Dando alle cose il proprio nome:
colonizzazione per via finanziaria.
Sarebbe irrazionale anche solo pensare
di uscire dall'Euro. Curioso come coloro che ogni giorno lo
sostengono, siano gli stessi che al contempo si aggrappano al
seguente "argomento da ultima spiaggia", con buona pace del
principio di non-contraddizione:
"L'Euro è una costruzione
sbagliata, ma persistendo in essa risolveremo i nostri problemi. La
strada errata, percorsa sino in fondo, ci porterà a destinazione."
C'è qualche politico che possieda la
lucidità e il coraggio di porre pubblicamente quella domanda che è
la madre di tutte le domande?
Perché questo Paese è entrato nell'Euro?
E' impossibile trovare le risposte giuste, se prima non vengono poste le domande giuste.
Perché questo Paese è entrato nell'Euro?
E' impossibile trovare le risposte giuste, se prima non vengono poste le domande giuste.
Bisogna capire se chi sostiene di
volere cambiare il Sistema in realtà si accontenta di cambiare
soltanto le figurine che lo interpretano.
Sotto l'egida UE, i governi nostrani incaricati della curatela fallimentare stanno perfezionando la particolarissima miscela di statalismo estremo (stato di polizia fiscale, tutela degli apparati partitici e burocratici) e radicale antistatalismo (tagli alla spesa pubblica scolastica e sanitaria, mercato del lavoro selvaggio, svendite massive del patrimonio pubblico; di capitalismo (sostegno al sistema bancario-finanziario) e anticapitalismo (annientamento sistematico, a mezzo di esproprio fiscale, del ceto medio e delle PMI).
In questo Paese le parole "destra"
e "sinistra" sono state talmente manipolate, mistificate,
svuotate di senso, ridotte a cliché per spartirsi l'elettorato, a
fronte della sostanziale indistinguibilità dei cosiddetti programmi
dei partiti politici, che si dovrebbe eliminarle dal vocabolario e
bandirne l'uso per sempre.
Si vuole una mappa completa e dettagliata dei poteri forti che imperversano in questo Paese? E'
sufficiente scorrere l'elenco degli enti esentati dal pagamento
dell'IMU.
Il principio generale dell'esenzione risiede nell'uso dell'immobile per attività non a scopo di lucro. E già qui non ci siamo: perché quale sarebbe la finalità di lucro della prima casa, soggetta a IMU? Forse offrire un tetto sotto il quale vivere?
Il principio generale dell'esenzione risiede nell'uso dell'immobile per attività non a scopo di lucro. E già qui non ci siamo: perché quale sarebbe la finalità di lucro della prima casa, soggetta a IMU? Forse offrire un tetto sotto il quale vivere?
Le nostre città sono piene di
appartamenti tenuti vuoti, in attesa di essere (s)venduti. Si tratta
nella maggior parte dei casi dei risparmi di una vita investiti in
quello che una volta era considerato "bene rifugio".
Lo scopo della distruzione del mercato immobiliare (compravendite e locazioni), operata attraverso una vessazione che non ha eguali al mondo, non è soltanto quello di rimpolpare le casse dello Stato, bensì anche quello di spostare enormi somme di denaro mettendole nella disponibilità e sotto la gestione delle banche, come risultato della svendita forzata di case da parte di proprietari che non riescono più a mantenerle, e della parallela sottoscrizione obbligata di mutui da parte di chi non ha l'affitto come alternativa concreta.
Perché aiutare e promuovere in maniera efficace il mercato delle locazioni, sia per i proprietari che per gli inquilini, visto che la banche non avrebbero nulla da guadagnarci?
Lo scopo della distruzione del mercato immobiliare (compravendite e locazioni), operata attraverso una vessazione che non ha eguali al mondo, non è soltanto quello di rimpolpare le casse dello Stato, bensì anche quello di spostare enormi somme di denaro mettendole nella disponibilità e sotto la gestione delle banche, come risultato della svendita forzata di case da parte di proprietari che non riescono più a mantenerle, e della parallela sottoscrizione obbligata di mutui da parte di chi non ha l'affitto come alternativa concreta.
Perché aiutare e promuovere in maniera efficace il mercato delle locazioni, sia per i proprietari che per gli inquilini, visto che la banche non avrebbero nulla da guadagnarci?
Sua Incostituzionalità IMU viola
apertamente gli artt. 47 e 53 della Costituzione.
E come tutte le imposte sbagliate nel
Dna, ha questo di particolare: più ci si scervella per fare finta
di "migliorarla", più si riesce solo a incasinarla
ulteriormente.
A che cosa serve fare opposizione
politica?
A lamentarsi e sbraitare dagli scranni del Parlamento, dopo che per l'ennesima volta si è arrivati in ritardo, o si è impotenti, o si è incapaci di intervenire preventivamente?
Quante forze politiche hanno recitato in passato una parte analoga?
E che fine hanno fatto?
Naturalmente sono tutte scomparse, senza un lascito degno di memoria.
Oggi le chiacchiere stanno a zero.
A lamentarsi e sbraitare dagli scranni del Parlamento, dopo che per l'ennesima volta si è arrivati in ritardo, o si è impotenti, o si è incapaci di intervenire preventivamente?
Quante forze politiche hanno recitato in passato una parte analoga?
E che fine hanno fatto?
Naturalmente sono tutte scomparse, senza un lascito degno di memoria.
Oggi le chiacchiere stanno a zero.
Che ogni cittadino scolpisca nella
propria coscienza queste parole:
Il tempo della delega in bianco deve finire ora.
Il tempo della delega in bianco deve finire ora.
Sempre più si dovrebbe essere
attanagliati da un interrogativo, che non è tanto SE l'Italia uscirà
dall'Euro, e neppure QUANDO uscirà, ma COME uscirà, anche se in
realtà il COME uscirà è la logica conseguenza del CHI gestirà
l'uscita, ed è esattamente questo che dovrebbe attanagliare.
Il potere monetario deve tornare nella
mani della politica, cessando di essere quel "quarto potere
autonomo" non previsto dalla Costituzione. Benissimo: ma nelle
mani di QUALE politica?
Per un nuovo inizio servono menti
nuove, un nuovo linguaggio in cui pensare, forse persino corpi nuovi,
pronti a rendere possibili e prossimi obiettivi che paiono
irraggiungibili.
venerdì 12 luglio 2013
All'Orizzonte c'è Forza Italia Reloaded. E non sarà un nuovo 48.
Ancora una volta, le dinamiche fondamentali della politica italiana si collocano in un Luogo Altro rispetto alla narrazione mainstream dell'attualità, ovvero agli ossessivi ritornelli sul "più Europa", alle scaramucce sul punto percentuale di IVA e sull'IMU prima casa in vista degli "esami di riparazione di settembre", agli aggiustamenti cosmetici su disoccupazione e lavoro. Perché è esattamente di questo che si tratta: continuano a incaponirsi (nonostante il pregresso, o proprio sulla scorta di esso?) nell'investire le risorse (esigue, tanto per cambiare) sul versante dell'offerta (incentivi alle assunzioni), con inevitabile impatto infinitesimale sull'occupazione, mentre dovrebbe essere chiaro persino a loro (e il sospetto è che lo sia, ma che preferiscano continuare con la cortina fumogena) che occorre incidere sulla domanda (aumento della capacità di spesa collettiva).
Ma veniamo a questo Altrove...
Orizzonte48 registra il "florilegio di prese di posizione" nel quale si manifesta "la strategia di riposizionamento "preventivo" del PUD€ dissidente". Estendendo il concetto e prendendo in prestito una recente tassonomia pentastellata, si distingua dunque il Pude talebano (centro-sinistra) dal Pude dissidente (centro-destra).
Sempre di Pude si tratta, come testimoniano vent'anni di alternanza "bilanciata" al governo del Paese, culminante nel sostegno congiunto al Governo Tecnico del "salvataggio" e quindi, accantonata definitivamente qualsiasi remora, nella coabitazione esplicita delle Larghe Intese.
E' tuttavia da mesi ormai che B. tasta il terreno elettorale, dalle colonne di "Libero" e "Il Giornale", sul tema "anti-europeismo" e, avendo compreso che il terreno è diventato fertile, si appresta a cavalcare l'onda montante.
Il Piano B - l' "Exit Strategy" dall'Euro - sta diventando il Piano di B.: dare vita a una nuova configurazione di "Forza Italia", una Forza Italia Reloaded questa volta in chiave fortemente anti-europeista, è questa la Grande Carta che B. conta di giocare per vincere facile alla prossime elezioni politiche.
Ecco, nella "visione anticipatrice" di Voltarepagina, i tre passaggi fondamentali attesi nei prossimi mesi.
1) Dopo gli ammiccamenti, è arrivata la dichiarazione d'intenti.
Orizzonte48 ne estrae la quintessenza, che di Forza Italia Reloaded è già il programma elettorale, e tra le righe, anche il programma post-elettorale. Nella dichiarazione d'intenti viene scritto:
"...il Cav guarda i sondaggi, capisce che la maggioranza assoluta degli italiani non si fida dei modi in cui le classi dirigenti hanno impostato l'economia della moneta unica, non vuole correre inutili e controproducenti avventure, ma in pari tempo si domanda se per risollevarsi non sia necessario un ripensamento strategico all'altezza dei casini che percorrono economia e società italiana. Tornare unilateralmente alla lira sarebbe un suicidio, non lo hanno fatto nemmeno i greci con la dracma, e sarebbe stata una scorciatoia per quanto illusoria. Ma mettere in discussione l'euro, i patti che lo hanno fatto nascere, le regole che ne fanno un cappio per certe economie, per certi sistemi di produzione e consumo, questo è il tipico ragionamento non ortodosso, da outsider, che un leader come Berlusconi ha in mente, e sul quale sta lavorando studiando e consigliandosi con gli imprenditori ed economisti di cui si fida.Berlusconi è un tipo che non si è mai fatto ricattare dall'ortodossia e dalla corrente convenzionale del pensiero unico. In questo è perfino esagerato, basti pensare alla surreale trovata di perorare la restituzione dell'Imu, una tassa per la quale obiettivamente basta e avanza una sospensione oggi e una ristrutturazione intelligente domani, qualunque sia l'opinione autorevole del Fondo monetario internazionale. La sola idea che sia proibito per dogma ideologico agire liberamente per un'Europa compatibile non con il nostro debito pubblico, al quale dobbiamo provvedere con tenacia, non con i nostri problemi strutturali, che hanno bisogno di riforme, ma con il futuro della nostra economia e del nostro sistema finanziario, questa sola idea induce un leader come lui e il suo blocco sociale, con gli interessi rappresentati, a esaminare in ogni dettaglio l'ipotesi di uno strappo, che poi è la versione realistica del braccio di ferro."
2) Le prove generali di Forza Italia Reloaded potrebbero concludersi entro l'anno; alla prossima campagna elettorale per le politiche, il centro-sinistra, con annesso M5S, si troverà stretto all'angolo.
Nulla di nuovo, tutto sommato, per il Pd; per M5S sarà invece un brusco risveglio. Pagherà a caro prezzo il perdurante stato confusionale, peraltro costellato di derive "pro-Eurolandia". Come considerare altrimenti i reiterati appelli da parte di Grillo alla (secondo lui) necessità ineludibile?
"Non c’è scelta. Il debito pubblico va ristrutturato. Gli interessi annui divorano la spesa sociale, gli investimenti, la ricerca. E’ come nella Storia Infinita, dove il Nulla divorava la Realtà: l’interesse sul debito sta divorando lo Stato Sociale. Si può rimanere nell’euro, ma solo rinegoziando le condizioni. O attraverso l’emissione di eurobond che ritengo indispensabile o, in alternativa, con la ristrutturazione del nostro debito, una misura che colpirebbe soprattutto Germania e Francia che detengono la maggior parte del 35% dei nostri titoli pubblici collocati all’estero."
E' vero piuttosto il contrario: ristrutturare il debito pubblico in qualsivoglia forma esplicita (ufficializzando ad esempio, sui titoli di stato attualmente in circolazione, il taglio dei rendimenti, o del capitale a scadenza, o aumentando la durata a parità di rendimento), nel sistema Euro per giunta, equivale a un suicidio collettivo annunciato.
Per curiosità, quale sarebbe il valore dei suddetti titoli sul mercato secondario il giorno successivo all'annuncio, o il premio al rischio sulle nuove emissioni in asta?
Inoltre: come Grillo stesso ammette, il 70% circa del debito pubblico è detenuto da soggetti italiani: sono loro che pagherebbero il conto più salato della ristrutturazione.
Ancora: si ha quasi la sensazione che l'obiettivo di certi sermoni millenaristi sia quello di tirare la volata all'EuroSistema, mettendo definitivamente il Paese nella condizione di essere costretto sul serio a richiedere il"salvataggio" del MES.
Se il Piano B. (di Beppe) è questo, alle prossime elezioni politiche Forza Italia Reloaded ruberà agevolmente scena e voti ai pentastellati.
3) Poiché Forza Italia Reloaded E' PUR SEMPRE PUDE, dopo avere ottenuto la maggioranza parlamentare a mani basse, negozierà il disinnesco dello stesso anti-europeismo di cui in apparenza si è resa, fino al giorno prima, portavoce a muso duro presso la UE, alzando l'asticella per stringere un nuovo e più ambizioso patto di non belligeranza con la controparte: è questo, subito dopo le implacabili parole di denuncia, subito dopo la minaccia neppure troppo celata di fare saltare il banco, lo spiraglio politico, il percorso che si vorrà rendere obbligato, a cui sembra alludere il suddetto documento programmatico:
"Mario Draghi, i tedeschi più accorti e meno arcigni nel perseguimento dei loro interessi nazionali a scapito della coesione europea, e gran parte delle classi dirigenti, perfino una parte della sinistra in molti Paesi dell'area euro, lo hanno capito benissimo. Non è questione di aspettare il risultato delle elezioni in Germania, magari per vedersi concessa una qualche deroga, non è quello il problema. Ci vuole una nuova convenzione, un nuovo patto costituente dell'Europa unita che corregga aspetti fondamentali della recente storia dell'euro, al di là dei moralismi e dei sensi di colpa o delle paure ataviche che percorrono l'Europa e rincorrono tendenze inveterate all'egemonismo. Un sistema monetario più flessibile per una casa comune in cui non ci si senta prigionieri: a questo, tenendo in gran dispetto i richiami all'ordine dei soliti conformisti, e preoccupandosi delle angosce degli italiani e della necessità di darsi da fare per trovare una soluzione strategica valida per tutti gli europei, sta lavorando, senza colpi di testa, Silvio Berlusconi."
Ragione per cui, allerta sovranisti: "Forza Italia Reloaded is coming to town".
Ma veniamo a questo Altrove...
Orizzonte48 registra il "florilegio di prese di posizione" nel quale si manifesta "la strategia di riposizionamento "preventivo" del PUD€ dissidente". Estendendo il concetto e prendendo in prestito una recente tassonomia pentastellata, si distingua dunque il Pude talebano (centro-sinistra) dal Pude dissidente (centro-destra).
Sempre di Pude si tratta, come testimoniano vent'anni di alternanza "bilanciata" al governo del Paese, culminante nel sostegno congiunto al Governo Tecnico del "salvataggio" e quindi, accantonata definitivamente qualsiasi remora, nella coabitazione esplicita delle Larghe Intese.
E' tuttavia da mesi ormai che B. tasta il terreno elettorale, dalle colonne di "Libero" e "Il Giornale", sul tema "anti-europeismo" e, avendo compreso che il terreno è diventato fertile, si appresta a cavalcare l'onda montante.
Il Piano B - l' "Exit Strategy" dall'Euro - sta diventando il Piano di B.: dare vita a una nuova configurazione di "Forza Italia", una Forza Italia Reloaded questa volta in chiave fortemente anti-europeista, è questa la Grande Carta che B. conta di giocare per vincere facile alla prossime elezioni politiche.
Ecco, nella "visione anticipatrice" di Voltarepagina, i tre passaggi fondamentali attesi nei prossimi mesi.
1) Dopo gli ammiccamenti, è arrivata la dichiarazione d'intenti.
Orizzonte48 ne estrae la quintessenza, che di Forza Italia Reloaded è già il programma elettorale, e tra le righe, anche il programma post-elettorale. Nella dichiarazione d'intenti viene scritto:
"...il Cav guarda i sondaggi, capisce che la maggioranza assoluta degli italiani non si fida dei modi in cui le classi dirigenti hanno impostato l'economia della moneta unica, non vuole correre inutili e controproducenti avventure, ma in pari tempo si domanda se per risollevarsi non sia necessario un ripensamento strategico all'altezza dei casini che percorrono economia e società italiana. Tornare unilateralmente alla lira sarebbe un suicidio, non lo hanno fatto nemmeno i greci con la dracma, e sarebbe stata una scorciatoia per quanto illusoria. Ma mettere in discussione l'euro, i patti che lo hanno fatto nascere, le regole che ne fanno un cappio per certe economie, per certi sistemi di produzione e consumo, questo è il tipico ragionamento non ortodosso, da outsider, che un leader come Berlusconi ha in mente, e sul quale sta lavorando studiando e consigliandosi con gli imprenditori ed economisti di cui si fida.Berlusconi è un tipo che non si è mai fatto ricattare dall'ortodossia e dalla corrente convenzionale del pensiero unico. In questo è perfino esagerato, basti pensare alla surreale trovata di perorare la restituzione dell'Imu, una tassa per la quale obiettivamente basta e avanza una sospensione oggi e una ristrutturazione intelligente domani, qualunque sia l'opinione autorevole del Fondo monetario internazionale. La sola idea che sia proibito per dogma ideologico agire liberamente per un'Europa compatibile non con il nostro debito pubblico, al quale dobbiamo provvedere con tenacia, non con i nostri problemi strutturali, che hanno bisogno di riforme, ma con il futuro della nostra economia e del nostro sistema finanziario, questa sola idea induce un leader come lui e il suo blocco sociale, con gli interessi rappresentati, a esaminare in ogni dettaglio l'ipotesi di uno strappo, che poi è la versione realistica del braccio di ferro."
2) Le prove generali di Forza Italia Reloaded potrebbero concludersi entro l'anno; alla prossima campagna elettorale per le politiche, il centro-sinistra, con annesso M5S, si troverà stretto all'angolo.
Nulla di nuovo, tutto sommato, per il Pd; per M5S sarà invece un brusco risveglio. Pagherà a caro prezzo il perdurante stato confusionale, peraltro costellato di derive "pro-Eurolandia". Come considerare altrimenti i reiterati appelli da parte di Grillo alla (secondo lui) necessità ineludibile?
"Non c’è scelta. Il debito pubblico va ristrutturato. Gli interessi annui divorano la spesa sociale, gli investimenti, la ricerca. E’ come nella Storia Infinita, dove il Nulla divorava la Realtà: l’interesse sul debito sta divorando lo Stato Sociale. Si può rimanere nell’euro, ma solo rinegoziando le condizioni. O attraverso l’emissione di eurobond che ritengo indispensabile o, in alternativa, con la ristrutturazione del nostro debito, una misura che colpirebbe soprattutto Germania e Francia che detengono la maggior parte del 35% dei nostri titoli pubblici collocati all’estero."
E' vero piuttosto il contrario: ristrutturare il debito pubblico in qualsivoglia forma esplicita (ufficializzando ad esempio, sui titoli di stato attualmente in circolazione, il taglio dei rendimenti, o del capitale a scadenza, o aumentando la durata a parità di rendimento), nel sistema Euro per giunta, equivale a un suicidio collettivo annunciato.
Per curiosità, quale sarebbe il valore dei suddetti titoli sul mercato secondario il giorno successivo all'annuncio, o il premio al rischio sulle nuove emissioni in asta?
Inoltre: come Grillo stesso ammette, il 70% circa del debito pubblico è detenuto da soggetti italiani: sono loro che pagherebbero il conto più salato della ristrutturazione.
Ancora: si ha quasi la sensazione che l'obiettivo di certi sermoni millenaristi sia quello di tirare la volata all'EuroSistema, mettendo definitivamente il Paese nella condizione di essere costretto sul serio a richiedere il"salvataggio" del MES.
Se il Piano B. (di Beppe) è questo, alle prossime elezioni politiche Forza Italia Reloaded ruberà agevolmente scena e voti ai pentastellati.
3) Poiché Forza Italia Reloaded E' PUR SEMPRE PUDE, dopo avere ottenuto la maggioranza parlamentare a mani basse, negozierà il disinnesco dello stesso anti-europeismo di cui in apparenza si è resa, fino al giorno prima, portavoce a muso duro presso la UE, alzando l'asticella per stringere un nuovo e più ambizioso patto di non belligeranza con la controparte: è questo, subito dopo le implacabili parole di denuncia, subito dopo la minaccia neppure troppo celata di fare saltare il banco, lo spiraglio politico, il percorso che si vorrà rendere obbligato, a cui sembra alludere il suddetto documento programmatico:
"Mario Draghi, i tedeschi più accorti e meno arcigni nel perseguimento dei loro interessi nazionali a scapito della coesione europea, e gran parte delle classi dirigenti, perfino una parte della sinistra in molti Paesi dell'area euro, lo hanno capito benissimo. Non è questione di aspettare il risultato delle elezioni in Germania, magari per vedersi concessa una qualche deroga, non è quello il problema. Ci vuole una nuova convenzione, un nuovo patto costituente dell'Europa unita che corregga aspetti fondamentali della recente storia dell'euro, al di là dei moralismi e dei sensi di colpa o delle paure ataviche che percorrono l'Europa e rincorrono tendenze inveterate all'egemonismo. Un sistema monetario più flessibile per una casa comune in cui non ci si senta prigionieri: a questo, tenendo in gran dispetto i richiami all'ordine dei soliti conformisti, e preoccupandosi delle angosce degli italiani e della necessità di darsi da fare per trovare una soluzione strategica valida per tutti gli europei, sta lavorando, senza colpi di testa, Silvio Berlusconi."
Ragione per cui, allerta sovranisti: "Forza Italia Reloaded is coming to town".
Iscriviti a:
Post (Atom)